Nel governo Meloni tornano ad acuirsi le tensioni, soprattutto sul fronte fiscale. La premier Giorgia Meloni ribadisce la volontà di concentrare gli sforzi sulla riforma dell’Irpef, con particolare attenzione al ceto medio. Una linea condivisa anche dal vicepremier Antonio Tajani. Diversa invece la priorità indicata da Matteo Salvini, che spinge con forza per una “pace fiscale” e una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali, definendola “non solo una priorità, ma un’emergenza”.

Il contrasto, latente da mesi, è emerso con forza durante gli Stati generali dei commercialisti, dove Meloni ha partecipato a sorpresa, ottenendo applausi e una standing ovation. In quell’occasione ha rivendicato i successi del governo nella lotta all’evasione e ha promesso che la riforma dell’Irpef andrà avanti, con l’obiettivo di ridurre le aliquote tra i 28.000 e i 60.000 euro di reddito. Presenti anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il viceministro Maurizio Leo, promotori della linea “tecnica” sulla riforma fiscale.

Ma proprio mentre Meloni interveniva pubblicamente, da Palazzo Chigi Salvini faceva filtrare una nota in netto contrasto, insistendo sulla necessità di cancellare milioni di cartelle esattoriali che, a suo dire, bloccano l’economia. La Lega lavora da settimane con Giorgetti a un piano già depositato in Parlamento, con un costo stimato di circa un miliardo di euro.

Intanto, emergono anche frizioni su altri fronti, come il dibattito sul terzo mandato per i governatori regionali. Forza Italia si oppone apertamente, e Tajani ribadisce il no: “Non si cambia la regola alla vigilia del voto”. Nonostante l’apertura apparente di FdI, all’interno della maggioranza si ipotizza un asse Meloni-Tajani contro l’iniziativa leghista.

Nel corso di un vertice a Palazzo Chigi, i leader della coalizione hanno anche affrontato il delicato tema del fine vita, cercando un testo condiviso da presentare in Parlamento. Meloni ha voluto rassicurare i ministri, dichiarandosi fiera del loro lavoro, ma lo scontro interno è ormai evidente.

Infine, resta irrisolto anche il nodo della cittadinanza agli stranieri: nessuna apertura allo Ius Soli, né allo Ius Scholae. Meloni mantiene una linea rigida, condivisa dalla Lega. Tajani, da parte sua, afferma: “Io non do ordini, ma nemmeno li prendo”.

Le tensioni, nate dopo l’euforia del referendum, rischiano ora di condizionare gli equilibri interni alla maggioranza, in vista di importanti appuntamenti elettorali, come le Regionali d’autunno in Veneto e Campania.