La Casa Bianca ha confermato che il presidente Donald Trump sta lavorando a un piano per “porre fine alla guerra in Ucraina”, presentato come vantaggioso “per entrambe le parti”. Il progetto, elaborato in coordinamento con Mosca, sarebbe stato consegnato a Kiev attraverso alti ufficiali del Pentagono.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha mantenuto un profilo prudente: pur evitando commenti sul contenuto dell’iniziativa — ritenuta da fonti ucraine “penalizzante, assurda e irricevibile” — si è detto disposto a discuterne direttamente con Trump. La proposta, infatti, sembra collocare l’Europa in un ruolo marginale, alimentando una crescente preoccupazione nelle cancellerie europee, già allarmate dall’ipotesi di un accordo bilaterale tra Washington e Mosca.

Intanto il Cremlino ha annunciato un nuovo avanzamento militare con la presa di Kupyansk, aumentando il senso di urgenza e pressione sul fronte diplomatico.

Secondo la presidenza ucraina, Stati Uniti e Ucraina “lavoreranno congiuntamente e in modo costruttivo”, un messaggio ufficialmente distensivo ma che non cancella il malcontento interno. Alcuni funzionari di Kiev hanno definito il piano una “provocazione”, mentre il presidente della commissione Esteri del Parlamento, Oleksandr Merezhko, ha ribadito che “non ci sono segnali che il Cremlino voglia negoziati seri”, sostenendo che Vladimir Putin stia soltanto cercando di guadagnare tempo per eludere le sanzioni statunitensi.

A consegnare il documento a Zelensky sarebbe stato il Segretario all’Esercito Daniel Driscoll, accompagnato da una delegazione militare. Un altro emissario, Steve Witkoff — vicino a Trump e privo di incarichi diplomatici ufficiali — avrebbe negoziato parti del piano direttamente con il suo omologo russo Kirill Dmitriev, anch’egli figura non istituzionale ma legata personalmente ai vertici del Cremlino. Secondo alcune ricostruzioni, proprio questa modalità “parallela” avrebbe irritato inizialmente Zelensky.

NBC News riferisce inoltre che al fianco di Trump, nella definizione del piano, sarebbero stati coinvolti anche il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e il genero del presidente, Jared Kushner.

In un clima di crescente incertezza, Europa e Ucraina attendono ora ulteriori dettagli, temendo un negoziato diretto tra Washington e Mosca che possa ridefinire il conflitto senza tener conto dei loro interessi.