L’Ucraina ha vissuto un’altra notte drammatica con il più massiccio bombardamento russo dalla fine di luglio. Secondo i servizi di emergenza ucraini, quasi 600 droni e 31 missili – tra cui gli ipersonici Kinzhal – hanno colpito Kiev e altre regioni, causando almeno 19 vittime, tra cui 4 bambini, e decine di feriti. Tra gli obiettivi danneggiati figurano anche le sedi della delegazione dell’Unione europea e del British Council.
Le autorità di Kiev hanno segnalato raid su una ventina di località in sette distretti della capitale, con gravi danni soprattutto nelle aree residenziali di Darnytskyi e Dniprovskyi. Bruxelles e Londra hanno convocato gli ambasciatori russi per protestare formalmente contro l’attacco.
Mosca sostiene di aver preso di mira industrie del complesso militare-industriale e basi aeree ucraine, senza però fornire dettagli ufficiali. Canali militari russi riferiscono di colpi inflitti a fabbriche di missili e droni, aeroporti militari e infrastrutture ferroviarie.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha accusato il Cremlino di preferire “la balistica al tavolo dei negoziati”, definendo i raid una risposta alle richieste di cessate il fuoco avanzate da diversi Paesi, tra cui Cina e Ungheria.
La comunità internazionale ha espresso forte condanna. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha ribadito che gli attacchi ai civili violano il diritto internazionale umanitario, mentre la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha invocato l’avvio di negoziati per “una pace giusta e duratura con garanzie di sicurezza solide per Kiev”.
Dal canto suo, il Cremlino ha dichiarato di voler proseguire il processo negoziale, ma ha giustificato le operazioni militari come risposta ai raid ucraini contro infrastrutture russe, comprese due raffinerie colpite nelle regioni di Krasnodar e Samara.










