Donald Trump accelera sulla ricerca di una soluzione diplomatica al conflitto in Ucraina. Dopo il vertice alla Casa Bianca con Volodymyr Zelensky, l’ex presidente statunitense spinge per un incontro diretto tra il leader ucraino e Vladimir Putin, anche in formato trilaterale con la sua mediazione. L’obiettivo, però, resta complesso: le distanze tra le due parti sono ancora profonde, soprattutto sulle garanzie di sicurezza per Kiev e sulla questione dei territori occupati.

Il Cremlino avrebbe proposto Mosca come sede del vertice, ma Zelensky ha respinto l’ipotesi, dichiarandosi disponibile solo a incontri in sedi neutrali. Tra le opzioni al vaglio figurano Ginevra, sostenuta da Francia e Italia, e Budapest, gradita a Washington e al premier ungherese Viktor Orban. Fonti vicine al Secret Service parlano già di preparativi per un possibile summit nella capitale ungherese entro la fine di agosto.

Trump ha ribadito la necessità di lasciare ai leader di Mosca e Kiev la decisione finale, pur suggerendo che compromessi territoriali possano rientrare nella trattativa. Zelensky, per convincere l’ex presidente, ha mostrato mappe dettagliate per sottolineare come cedere nuove regioni all’esercito russo equivarrebbe a spalancare la porta a future aggressioni.

Sul fronte militare, Trump ha escluso categoricamente l’invio di truppe statunitensi in Ucraina, ma ha aperto alla possibilità di potenziare le difese aeree di Kiev. Il segretario di Stato Marco Rubio è stato incaricato di coordinare con gli alleati europei le possibili garanzie di sicurezza. Kiev, tuttavia, teme un accordo troppo vago come quello di Budapest del 1994, che non impedì l’invasione russa.

Il tempo stringe: se l’incontro dovesse concretizzarsi entro agosto, Mosca potrebbe trarne vantaggio, considerando i progressi militari registrati nelle ultime settimane sul campo di battaglia.