Il cinema italiano piange Zeudi Araya, attrice e produttrice tra le figure più riconoscibili del grande schermo degli anni Settanta e Ottanta. La sua scomparsa, avvenuta domenica 24 maggio nella sua abitazione dopo una lunga malattia, è stata annunciata dal figlio Michelangelo Spano. La famiglia ha chiesto riservatezza e funerali in forma privata.

Nata a Decamerè, in Eritrea, il 10 febbraio 1951, Araya aveva 75 anni. Figlia di un politico e nipote di un diplomatico, si fece conoscere giovanissima: a 18 anni fu incoronata Miss Eritrea e, poco dopo, arrivò in Italia, dove un’occasione pubblicitaria aprì le porte alla sua carriera artistica.

Il suo debutto cinematografico segnò l’inizio di una stagione di grande popolarità. Grazie alla sua presenza magnetica e al fascino esotico, divenne una delle interpreti simbolo del cinema popolare italiano, in particolare nei film erotici e di genere dei primi anni Settanta. Tra i titoli più noti figura La ragazza dalla pelle di luna di Luigi Scattini, che contribuì a lanciarla definitivamente.

Negli anni successivi lavorò in diverse produzioni di successo, tra cui Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure accanto a Paolo Villaggio, Giallo napoletano con Marcello Mastroianni e Tesoromio, insieme a Johnny Dorelli, Sandra Milo e Renato Pozzetto.

Nel 1983 sposò il produttore Franco Cristaldi, figura centrale del cinema italiano, con cui visse fino alla morte di lui nel 1992. Dopo la scomparsa del marito, Araya si dedicò soprattutto all’attività di produttrice cinematografica e televisiva, mantenendo un profilo sempre discreto e lontano dai riflettori.

Raramente presente in televisione, concesse solo poche interviste nel corso della sua vita, tra cui una partecipazione a Satyricon di Daniele Luttazzi e, più recentemente, nel 2015 a La vita in diretta. Legata al regista Massimo Spano, con cui ha avuto il figlio Michelangelo nel 1996, è proprio lui oggi a darne il doloroso annuncio.

Con la sua scomparsa si chiude la storia di una delle protagoniste più iconiche e riservate del cinema italiano, capace di attraversare decenni di spettacolo lasciando un’impronta profonda ma sempre lontana dall’eccesso mediatico.