L’Italia alza il livello di attenzione sull’emergenza Ebola in Africa centrale. Con una nuova ordinanza del ministero della Salute entra infatti in vigore l’obbligo di dichiarazione per tutti i viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda, i due Paesi colpiti dall’epidemia che ha già causato oltre mille casi sospetti e centinaia di vittime.

Le nuove misure, adottate secondo il principio di “massima precauzione”, prevedono controlli sanitari rafforzati e procedure differenziate in base al livello di rischio dei passeggeri. Secondo il ministero, il pericolo di diffusione del virus in Italia resta comunque “basso”.

L’emergenza è legata alla variante Bundibugyo del virus Ebola, un ceppo raro e ancora poco conosciuto, per il quale farmaci e vaccini sono attualmente in fase di studio. L’assenza di test diffusi nelle prime fasi dell’epidemia alimenta il timore che il contagio possa essere più esteso di quanto emerso finora. Le stime parlano già di migliaia di possibili casi nei due Paesi africani.

Anche l’Unione Europea sta valutando una risposta coordinata. Bruxelles sta esaminando diverse opzioni, tra cui una videoconferenza straordinaria dei ministri della Salute e un confronto previsto a metà giugno nel Consiglio europeo dedicato alla sanità pubblica e alla sicurezza sanitaria.

Nel frattempo, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, si è recato nella Repubblica Democratica del Congo per collaborare con le autorità locali al rafforzamento del sistema sanitario e delle misure di prevenzione.

In Italia, il centro nazionale di riferimento per la gestione dei casi resta l’ospedale Spallanzani di Roma. Le nuove disposizioni prevedono che chiunque arrivi dai due Paesi africani — direttamente o indirettamente e con qualsiasi mezzo di trasporto — debba dichiarare entro 24 ore la permanenza nelle aree interessate nei precedenti 21 giorni, corrispondenti al periodo di incubazione del virus.

La circolare del ministero individua cinque livelli di rischio, definiti in base al tipo di esposizione e all’eventuale presenza di sintomi. Per i casi considerati a rischio molto basso o basso sono previsti automonitoraggio, controllo quotidiano della temperatura e verifiche periodiche delle autorità sanitarie.

Per i soggetti classificati a rischio moderato, ovvero persone asintomatiche provenienti da aree di attenzione, scatterà invece la sorveglianza attiva con controlli quotidiani da parte del Dipartimento di prevenzione e l’obbligo di comunicare eventuali spostamenti fuori dalla regione di permanenza.

Le misure più severe riguardano i viaggiatori considerati ad alto rischio. In alcuni casi è prevista la quarantena obbligatoria, mentre per chi abbia avuto contatti ritenuti particolarmente pericolosi sarà disposto il trasporto in biocontenimento.

Anche i voli con passeggeri potenzialmente a rischio dovranno atterrare presso l’hub sanitario dell’aeroporto di Fiumicino, mentre le Regioni sono state invitate a individuare strutture specializzate per la gestione delle malattie infettive.

L’obiettivo delle autorità sanitarie è individuare rapidamente eventuali casi sospetti e prevenire la diffusione del virus sul territorio nazionale, in un momento in cui la comunità internazionale guarda con crescente preoccupazione all’evoluzione dell’epidemia nel cuore dell’Africa.