Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha disposto la disattivazione degli autovelox privi di omologazione su tutto il territorio nazionale. La decisione arriva con l’entrata in vigore del nuovo decreto che disciplina in modo uniforme caratteristiche, requisiti, taratura, verifiche di funzionalità e procedure di omologazione degli strumenti utilizzati per accertare le violazioni dei limiti di velocità.
Il provvedimento, atteso da 34 anni, punta a superare le incertezze normative che negli ultimi anni hanno alimentato numerosi contenziosi. Secondo i dati del Ministero, circa 850 dispositivi dovranno essere omologati prima di poter tornare operativi, mentre 3.150 autovelox continueranno a funzionare perché già in possesso dei requisiti previsti.
Le disattivazioni riguardano tutte le Regioni, anche se con numeri molto diversi. I dati più elevati si registrano in Lombardia, con 144 apparecchi spenti, Piemonte con 131, Emilia-Romagna con 94, Veneto con 84 e Toscana con 69. Seguono Friuli-Venezia Giulia con 47, Molise e provincia di Bolzano con 18 ciascuno, Liguria con 16, Marche con 15 e Abruzzo con 12.
Secondo il ministro Matteo Salvini, la sicurezza stradale deve restare una priorità, ma i controlli non possono trasformarsi in uno strumento poco trasparente per aumentare gli incassi delle amministrazioni locali.
Le nuove norme mirano inoltre a garantire maggiore solidità giuridica agli accertamenti e alle relative sanzioni. Diverse sentenze avevano infatti evidenziato la differenza tra la semplice approvazione tecnica di un dispositivo e la sua effettiva omologazione ministeriale. Questa distinzione aveva aperto la strada a migliaia di ricorsi contro le multe elevate attraverso apparecchi approvati ma non formalmente omologati.
Con il nuovo decreto, il Ministero intende quindi uniformare le procedure e ridurre il rischio di contestazioni, stabilendo criteri chiari e validi in tutta Italia.
Nel frattempo, i dati dello scorso anno mostrano una diminuzione dell’8,9% delle sanzioni rilevate tramite autovelox. Gli incassi complessivi dei Comuni si sono attestati a 56,5 milioni di euro.
Firenze guida la classifica con 19,7 milioni di euro, seguita da Bologna con 9,2 milioni, Milano con 6,9 milioni, Genova con 4,8 milioni e Palermo con 4,2 milioni. In forte calo gli introiti a Roma, diminuiti del 52%, e a Bari, dove la riduzione ha raggiunto il 73%. A Trieste gli incassi sono quasi azzerati, con una flessione del 94,4%.










