ROMA – La nuova tensione sul fronte internazionale, con i venti di guerra che tornano a soffiare sullo Stretto di Hormuz, fa risalire i prezzi dei carburanti dopo la breve fase di calo registrata a giugno. Il governo si prepara a valutare eventuali interventi per contenere gli aumenti, senza escludere il ricorso alle cosiddette accise mobili.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha spiegato che il rialzo dei prezzi in Italia segue l’andamento dei mercati internazionali, ma in misura più contenuta rispetto ad altri Paesi europei. L’esecutivo, ha assicurato, è pronto a intervenire nuovamente qualora fosse necessario.
Intanto, i prezzi medi alla pompa sono tornati a crescere. Sulla rete stradale nazionale il costo del carburante in modalità self service si attesta intorno a 1,95 euro al litro per la benzina e oltre 2,12 euro per il gasolio. In autostrada le cifre sono ancora più alte, con la benzina sopra i 2 euro al litro e il diesel vicino ai 2,20 euro.
Tra le ipotesi allo studio ci sono le accise mobili, un meccanismo che consente di ridurre la tassazione sui carburanti utilizzando le maggiori entrate derivanti dall’aumento dell’Iva sul petrolio. La misura, introdotta originariamente nel 2008 e successivamente modificata, potrebbe garantire un risparmio stimato tra i 7 e i 10 centesimi al litro, ma non avrebbe un effetto immediato perché richiede una procedura legata all’andamento del prezzo del greggio.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha confermato che il governo valuterà l’utilizzo dello strumento, precisando però che al momento non è stata presa alcuna decisione.
Parallelamente, l’esecutivo prepara una riforma della rete dei distributori di carburante inserita nel disegno di legge sulla Concorrenza. L’obiettivo è ridurre il numero delle stazioni di servizio, eliminando quelle più piccole e obsolete e favorendo la trasformazione degli impianti verso nuovi servizi, come la ricarica elettrica e i biocarburanti.
L’Italia conta infatti oltre 22 mila distributori, un numero superiore rispetto a Germania e Francia, mentre solo una piccola parte delle stazioni raggiunge volumi di vendita sufficienti per effettuare investimenti e applicare prezzi più competitivi. Il governo punta quindi a una rete più efficiente, moderna e capace di offrire maggiore concorrenza a beneficio dei consumatori.










