MILANO – Il costo dell’energia torna al centro del confronto tra il governo italiano e le istituzioni europee. A rilanciare la questione è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta lunedì 12 ottobre all’assemblea di Assolombarda, dove ha sollecitato Bruxelles ad adottare interventi duraturi per sostenere famiglie e imprese, superando la logica delle misure emergenziali.
«Se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balia dell’emergenza», ha avvertito la premier, annunciando l’intenzione di riproporre il tema della flessibilità economica al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.
Nel suo intervento, Meloni ha rivendicato la tenuta del sistema produttivo italiano nonostante un contesto internazionale complesso, riconoscendo tuttavia che la crescita economica rimane insufficiente. Secondo le stime richiamate dalla presidente del Consiglio, il Pil italiano potrebbe raggiungere un incremento dell’1% nel 2026, un risultato considerato incoraggiante ma ancora lontano dalle potenzialità del Paese.
La posizione italiana si inserisce in un’iniziativa diplomatica condivisa con altri due importanti Paesi europei. Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro belga Bart De Wever hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio europeo António Costa, in vista del vertice dei leader dell’Unione.
Il documento, nato dopo il confronto informale degli Amici della competitività, individua tre priorità: accelerare gli investimenti strategici nell’energia e nella digitalizzazione, evitare nuovi adempimenti burocratici e ridurre gli obblighi di rendicontazione aziendale, soprattutto per le piccole e medie imprese.
L’obiettivo dei tre governi è rafforzare la competitività industriale europea, considerata sempre più condizionata dai prezzi energetici e dalla complessità delle normative comunitarie.
Non si tratta ancora di decisioni approvate, ma di proposte che saranno sottoposte al confronto politico europeo.
Uno dei principali punti di discussione riguarda il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, noto come ETS, attraverso il quale l’Unione europea attribuisce un costo alle emissioni di anidride carbonica per incentivare la decarbonizzazione.
Secondo Meloni, l’attuale meccanismo rischia di accrescere i costi di produzione e di penalizzare le industrie europee rispetto ai concorrenti internazionali.
La presidente del Consiglio sostiene la necessità di conciliare gli obiettivi ambientali con la tutela della competitività, evitando che la transizione energetica provochi nuove difficoltà economiche.
Sulla stessa linea si è espressa la viceministra dell’Ambiente Vannia Gava, che durante il Consiglio Ambiente dell’Unione europea ha chiesto di valutare la sospensione dell’avvio dell’ETS2, il sistema destinato a coinvolgere i combustibili impiegati nel trasporto stradale e negli edifici.
L’applicazione del nuovo meccanismo è attualmente prevista per il 2028. Proprio il 9 ottobre il Consiglio dell’Unione europea ha approvato modifiche alla riserva stabilizzatrice del mercato ETS2, con l’obiettivo di limitare le oscillazioni dei prezzi delle quote e rendere più graduale l’introduzione del sistema.
Le richieste del governo italiano si confrontano con la posizione della Commissione europea, che ritiene necessario garantire un equilibrio tra il sostegno all’economia e la sostenibilità delle finanze pubbliche.
Bruxelles ha ricordato che le attuali regole europee già prevedono alcuni margini di flessibilità per fronteggiare le conseguenze della crisi energetica, pur mantenendo vincoli sulla gestione della spesa.
Sul fronte della semplificazione amministrativa, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha proposto ai Ventisette un patto contro il cosiddetto gold-plating, ossia la pratica con cui gli Stati membri introducono obblighi aggiuntivi rispetto a quelli previsti dalle direttive europee.
L’iniziativa punta a evitare che il recepimento delle norme comunitarie generi ulteriori complessità per imprese e cittadini, avvicinandosi almeno su questo punto alle richieste avanzate dai governi di Italia, Germania e Belgio.
Parallelamente al negoziato europeo, il governo è impegnato nella definizione della prossima legge di bilancio. Prima del Consiglio dei ministri è previsto un confronto tra i leader dei partiti di maggioranza per individuare le priorità economiche e le risorse disponibili.
Tra le ipotesi al vaglio figura un intervento fiscale a favore delle imprese che investono in software utilizzati attraverso servizi cloud, misura annunciata da Meloni durante l’assemblea di Assolombarda.
La Lega, attraverso il vicepremier Matteo Salvini, insiste sulla possibilità di ottenere un contributo volontario dal settore bancario e assicurativo, senza ricorrere necessariamente a nuove imposizioni fiscali. Le risorse potrebbero essere destinate, nelle intenzioni del partito, alla revisione del sistema pensionistico e all’ampliamento della flat tax.
Nei giorni scorsi Salvini aveva ipotizzato un contributo di almeno cinque miliardi di euro da parte di banche e assicurazioni, precisando di voler perseguire questa soluzione attraverso un confronto con gli istituti finanziari.
Forza Italia, dopo una riunione presieduta dal segretario Antonio Tajani, ha invece definito un pacchetto di proposte rivolto principalmente a famiglie, giovani e ceto medio.
Tra le richieste figurano l’introduzione di una no tax area per i giovani, l’estensione dell’esenzione dal bollo alle prime automobili, un meccanismo che consenta di beneficiare delle agevolazioni sulle spese sanitarie già nell’anno in cui vengono sostenute e la riduzione dell’aliquota Irpef al 33% fino a 60mila euro di reddito.
Si tratta, anche in questo caso, di proposte politiche ancora da tradurre in provvedimenti definitivi, sulle quali sarà necessario trovare un accordo all’interno della coalizione e verificare le coperture finanziarie.
Il vertice europeo del 15 e 16 ottobre rappresenterà un passaggio importante per comprendere quali margini di intervento possano essere riconosciuti agli Stati membri e quale strategia comune possa emergere per affrontare il costo dell’energia.
Per il governo italiano, la priorità è ottenere strumenti che consentano di sostenere il sistema produttivo senza compromettere la stabilità dei conti pubblici. Per Bruxelles, la sfida consiste nel conciliare competitività industriale, transizione ecologica e disciplina di bilancio.
La discussione coinvolge direttamente anche le prospettive delle piccole e medie imprese, particolarmente sensibili ai costi energetici e agli oneri amministrativi.
La partita si giocherà quindi su due fronti strettamente collegati: quello europeo, dove Roma cerca maggiore flessibilità e una revisione di alcuni meccanismi regolatori, e quello nazionale, dove la maggioranza dovrà definire gli interventi fiscali e sociali della prossima manovra.
L’esito di questi confronti contribuirà a determinare le possibilità di intervento a favore delle famiglie e delle imprese nei prossimi mesi.
