Più che il caldo estivo, a preoccupare l’Europa potrebbe essere il prossimo inverno. È l’allarme lanciato dagli analisti di Oxford Economics, secondo i quali la stagione fredda potrebbe rivelarsi la più complicata dal 2021-2022 sul fronte delle forniture energetiche.
Il principale elemento di preoccupazione riguarda le scorte di gas, ancora sensibilmente inferiori rispetto allo scorso anno. Al 13 agosto, gli stoccaggi europei erano al 59,92%, pari a circa 677 TWh, contro il 72,9% registrato alla fine del 2025. In Italia le riserve hanno raggiunto il 78,22%, pari a 159,1 TWh, mentre un anno fa erano all’84%. Ancora più marcato il divario in Germania, con stoccaggi al 49%, contro quasi il 66% dello stesso periodo del 2025.
Secondo Oxford Economics, un inverno particolarmente rigido potrebbe far aumentare rapidamente la domanda e provocare una nuova impennata dei prezzi del gas. Le conseguenze si rifletterebbero anche sull’inflazione, che potrebbe superare il 3,5% entro la fine dell’anno e rimanere sopra il 3% nel 2027, complicando le scelte della Banca centrale europea sui tassi di interesse.
Gli analisti sottolineano tuttavia che una vera e propria carenza fisica di gas resta, al momento, un’ipotesi remota. Rispetto alla crisi del 2021-2022, oggi l’Europa può contare su una maggiore disponibilità globale di gas naturale liquefatto (Gnl) e su un numero più elevato di terminali di importazione.
Restano però diversi fattori di rischio. Lo stretto di Hormuz continua a essere chiuso, le interruzioni della produzione norvegese sono aumentate e il gas ha dovuto compensare la minore produzione proveniente dall’idroelettrico e dal nucleare. Inoltre, nonostante l’Unione europea abbia ridotto i consumi di gas del 15-20%, il sistema energetico resta fortemente dipendente dalle condizioni meteorologiche invernali.
Un’incognita significativa rimane anche la Russia, che rappresenta ancora circa il 15% delle importazioni europee di gas. Un eventuale nuovo taglio unilaterale delle forniture, come quello verificatosi tra il 2021 e il 2022, potrebbe innescare una nuova spirale dei prezzi e riaprire persino il dibattito sulla necessità di sospendere l’embargo sul gas russo.
In questo scenario, l’Italia è considerata uno dei Paesi più vulnerabili agli aumenti improvvisi del gas, a causa della forte dipendenza da questa fonte energetica. A pesare è anche la diversa velocità con cui i rincari all’ingrosso vengono trasferiti alle famiglie.
In Germania e Austria, infatti, prevalgono contratti a prezzo fisso di 12 o 24 mesi, che ritardano l’impatto degli aumenti. In Italia, Francia e Spagna, invece, i prezzi al dettaglio possono adeguarsi nell’arco di circa un mese, mentre nei Paesi Bassi la trasmissione dei rincari è quasi immediata.
La vera partita energetica europea, dunque, potrebbe giocarsi nei prossimi mesi: un inverno più freddo del normale, un’offerta meno stabile e nuove tensioni geopolitiche potrebbero trasformare le attuali preoccupazioni sui prezzi in una nuova emergenza energetica.










