ROMA – La Procura di Roma ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti, per verificare se dagli archivi relativi al caso Jeffrey Epstein possano emergere episodi penalmente rilevanti collegati all’Italia o a cittadini italiani.

L’ipotesi di reato è quella di violenza sessuale. Gli inquirenti intendono accertare se persone italiane, oppure soggetti che abbiano agito sul territorio nazionale, possano essere coinvolti in fatti perseguibili dalla magistratura italiana nell’ambito della vasta vicenda legata al finanziere statunitense, accusato negli Stati Uniti di sfruttamento sessuale di numerose minorenni.

La Procura ha già trasmesso da mesi una rogatoria alle autorità americane per acquisire la documentazione dell’Fbi e del Dipartimento di Giustizia, compresi gli atti non ancora resi pubblici. L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri e prende le mosse da un esposto presentato lo scorso 26 marzo dall’associazione Differenza Donna.

Nell’esposto si chiedeva di approfondire possibili reati transnazionali legati a tratta, violenze e sfruttamento sessuale di donne e minori. Secondo l’associazione, nei documenti già pubblicati comparirebbero riferimenti a soggetti italiani e a soggiorni o contatti in diverse località del Paese, tra cui Capri, Costiera Amalfitana, Costa Smeralda, Milano e Roma.

Differenza Donna ha definito l’apertura dell’indagine un passaggio importante, sottolineando però un principio fondamentale: la semplice presenza di un nome negli Epstein Files o una frequentazione con Epstein non costituisce prova di responsabilità penale. Saranno quindi gli accertamenti giudiziari a dover distinguere eventuali rapporti personali o sociali da condotte che possano avere rilevanza penale.

Nei giorni scorsi il deputato repubblicano statunitense Thomas Massie aveva citato anche alcuni nomi italiani chiedendo approfondimenti al Congresso. Tra questi quello di Lapo Elkann, che ha respinto con fermezza qualsiasi insinuazione.

L’imprenditore ha dichiarato di aver incontrato Epstein soltanto in due occasioni, una a New York in un contesto pubblico e una a Roma durante un evento d’affari, precisando che non risulterebbe alcuna corrispondenza diretta tra loro negli archivi pubblici. Elkann ha inoltre manifestato piena disponibilità a collaborare con le autorità competenti per fornire eventuali chiarimenti.

L’inchiesta romana è ora nella fase degli accertamenti documentali e punta a verificare se dietro i riferimenti all’Italia presenti negli archivi americani vi siano soltanto rapporti sociali e professionali oppure fatti suscettibili di configurare reati.