Il 38enne, indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, respinge gli elementi raccolti contro di lui e spera di evitare il processo. Intanto l’inchiesta riporta alla luce analisi sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi e documenti della prima indagine mai confluiti negli atti processuali. La difesa dell’ex fidanzato prepara la possibile istanza di revisione.

«Oggi non sto vivendo». Andrea Sempio torna a parlare pubblicamente del delitto di Garlasco e descrive una quotidianità ormai scandita dagli incontri con avvocati e consulenti, dall’attenzione dei media e dalla paura di finire sotto processo.

Il 38enne, amico di Marco Poggi e oggi indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli, ha affidato a Porta a Porta la propria versione dei fatti. La Procura ha chiuso per la seconda volta le indagini nei suoi confronti e l’avviso di conclusione precede l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. Sempio continua a proclamarsi estraneo al delitto e, come prevede l’ordinamento, deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.

«Il bombardamento è costante», ha raccontato riferendosi alla pressione mediatica: televisioni, social network e giornalisti davanti alla sua abitazione. La sua speranza, ha aggiunto, è che la vicenda possa chiudersi già nell’udienza preliminare senza arrivare a un processo vero e proprio.

Uno dei principali terreni di confronto riguarda la cosiddetta impronta 33, la traccia palmare rilevata sulla parete delle scale che conducono alla cantina dove venne trovato il corpo di Chiara.

Per la nuova ricostruzione degli investigatori e dei consulenti della Procura quella traccia sarebbe riferibile alla mano di Sempio e assumerebbe particolare rilevanza in rapporto alla dinamica dell’omicidio. La difesa ha invece contestato l’attribuzione e il valore probatorio della traccia.

Sempio ha ribadito davanti alle telecamere la propria posizione: secondo lui l’impronta «non è attribuibile» con certezza né a lui né ad altre persone.

Altro punto controverso è l’impronta di una scarpa rinvenuta nella villetta. Sempio sostiene di avere sempre calzato il numero 44 e racconta di avere provato una scarpa numero 42 senza riuscire a indossarla. «Tutte quelle che ho ancora in casa, anche vecchie, sono 44», ha detto.

La conclusione dei consulenti della Procura è però differente. Negli accertamenti integrativi è stato sostenuto che una scarpa Frau numero 42 sarebbe compatibile con le misure del piede di Sempio e che gli approfondimenti non consentirebbero di affermare un’incompatibilità fisica fra il suo piede e la traccia esaminata. La consulente Cristina Cattaneo ha inoltre osservato che variazioni di peso nel corso degli anni possono modificare larghezza e volume del piede.

Sono quindi due tesi contrapposte che, qualora si arrivasse al processo, dovrebbero essere valutate dal giudice insieme all’intero quadro probatorio.

La parte forse più significativa dell’intervista riguarda però Alberto Stasi.

L’ex fidanzato di Chiara Poggi sta scontando la condanna definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio. Nonostante la nuova indagine sia concentrata proprio su Sempio, quest’ultimo non ritiene che Stasi sia stato vittima di un errore giudiziario.

«Secondo me la condanna è giusta», ha dichiarato. A suo giudizio, alcuni elementi utilizzati per sostenere una ricostruzione alternativa e l’innocenza dell’ex bocconiano sarebbero meno convincenti rispetto alle spiegazioni accolte nel processo conclusosi con la condanna definitiva.

La posizione personale di Sempio non modifica naturalmente il quadro giudiziario. La sentenza contro Stasi resta pienamente efficace, ma parallelamente la nuova inchiesta ha fatto emergere materiale che i suoi legali stanno esaminando proprio nella prospettiva di una futura richiesta di revisione.

Il capitolo probabilmente più delicato riguarda gli accertamenti genetici eseguiti nel settembre 2007 sui pedali della bicicletta Umberto Dei appartenente a Stasi.

Il 19 settembre 2007 venne ottenuto un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi. Secondo gli attuali consulenti della Procura quel risultato resta tecnicamente solido e attendibile.

Il giorno successivo, tuttavia, furono eseguite altre due corse elettroforetiche sullo stesso campione, entrambe con risultato negativo. La Procura di Pavia ha confermato l’esistenza di quei tracciati e ha precisato che non ne è stata rinvenuta traccia negli atti del procedimento e dei processi celebrati contro Stasi.

La questione è importante ma richiede una precisazione: un esito negativo successivo non significa automaticamente che il risultato positivo precedente fosse falso.

Gli stessi consulenti incaricati oggi dalla Procura hanno ritenuto il primo profilo geneticamente affidabile, osservando però che la discordanza con le due successive analisi nulle avrebbe meritato già all’epoca ulteriori approfondimenti.

Francesco Maria Avato, uno dei consulenti della difesa Stasi nel 2007, ha dichiarato che quei risultati negativi non furono mai messi a loro disposizione e che, se fossero stati conosciuti, sarebbero state richieste ulteriori verifiche.

Su questo punto esiste però anche una diversa ricostruzione. Luciano Garofano, che allora comandava il Ris di Parma, sostiene che tutti i risultati disponibili fossero stati messi a disposizione dei consulenti e cita un verbale del 24 settembre 2007 firmato dalle parti. La Procura osserva tuttavia che negli atti processuali non è stata trovata documentazione specifica relativa alle due corse elettroforetiche negative del 20 settembre.

Spunta anche una “valutazione psicologica” su Stasi mai depositata

Tra il materiale recentemente acquisito dalla Procura figura anche un documento di 13 pagine, indicato come una “valutazione psicologica” di Alberto Stasi e apparentemente risalente alla prima fase delle indagini.

Il testo contiene considerazioni sulla personalità dell’allora studente e reca nell’intestazione il nome della psicologa e criminologa Alessandra Bramante. Non risulta però datato né firmato e, secondo quanto ricostruito da ANSA, non sarebbe mai stato depositato nel procedimento.

La stessa Bramante ha pubblicamente negato di avere redatto un vero e proprio profilo personologico di Stasi, spiegando che una sua relazione professionale avrebbe avuto data e firma.

Anche per questo documento, dunque, origine, valore e percorso dovranno essere verificati senza trasformare un elemento investigativo ancora da chiarire in una prova acquisita.

La riapertura delle indagini ha fatto emergere anche un problema inevitabile dopo quasi vent’anni: una parte del materiale raccolto nel 2007 non è più disponibile per nuovi accertamenti.

Durante l’incidente probatorio del 2025, ad esempio, non è stato ritrovato tra i reperti disponibili l’intonaco prelevato dalla parete nelle vicinanze dell’impronta 33. Proprio quel materiale sarebbe potuto essere sottoposto alle moderne tecniche di analisi genetica.

Altre questioni riguardano campioni e reperti eliminati nel corso degli anni. La documentazione acquisita dagli investigatori viene ora riesaminata anche per stabilire se ogni passaggio sia avvenuto secondo le procedure previste.

Il tema è particolarmente delicato: la distruzione regolamentare di un reperto non costituisce di per sé un’irregolarità, anche quando, alla luce di nuove tecnologie o nuove piste investigative, quel materiale avrebbe potuto assumere successivamente un interesse diverso.

Gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, che assistono Alberto Stasi, stanno raccogliendo e analizzando il materiale emerso dalla nuova indagine.

La possibile strada è quella della revisione del processo, istituto straordinario che consente di chiedere la riapertura di un caso concluso con sentenza definitiva quando emergano elementi nuovi potenzialmente incompatibili con la condanna.

La difesa ha chiesto che siano chiarite anche eventuali responsabilità relative alla gestione degli accertamenti del 2007 e considera particolarmente rilevanti i due tracciati negativi sui pedali.

Il procuratore di Pavia Fabio Napoleone ha precisato espressamente che nessuna richiesta finalizzata a una proposta di revisione della condanna di Stasi è stata inoltrata dalla Procura al procuratore generale di Milano, che viene comunque informato sugli elementi considerati potenzialmente rilevanti.

Il fronte più immediato resta quello giudiziario che riguarda Andrea Sempio.

La Procura di Pavia ha notificato il secondo avviso di conclusione delle indagini per omicidio aggravato dopo gli ulteriori approfondimenti disposti nei mesi scorsi. Tra gli elementi valutati figurano l’impronta 33, le tracce biologiche, l’impronta di scarpa, le intercettazioni e la nuova ricostruzione della dinamica dell’aggressione.

La chiusura delle indagini non equivale però a una condanna e neppure automaticamente a un processo: dopo le eventuali memorie e richieste della difesa, la Procura dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio e sarà poi un giudice a valutare la richiesta.

Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco si trova così davanti a due percorsi paralleli. Da una parte una nuova indagine che concentra l’attenzione su Andrea Sempio; dall’altra la rilettura degli accertamenti del 2007, che potrebbe essere utilizzata dalla difesa di Alberto Stasi per tentare di rimettere in discussione una condanna ormai definitiva.

In mezzo resta una mole enorme di reperti, consulenze e documenti sulla quale si confrontano interpretazioni spesso opposte. Ed è proprio per questo che, al di là del clamore mediatico, saranno gli eventuali prossimi passaggi giudiziari a stabilire quale peso possano realmente avere le nuove acquisizioni.