Nuova escalation nel conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran. Nella notte raid aerei su Teheran hanno colpito duramente i vertici della Repubblica islamica: secondo fonti israeliane sarebbero stati uccisi Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e considerato uno degli uomini più potenti del regime, e il comandante dei Basij Gholamreza Soleimani.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha commentato l’operazione sostenendo che la morte dei due leader «offre al popolo iraniano l’opportunità di rovesciare il regime», ribadendo che le operazioni militari proseguiranno finché Teheran non sarà indebolita.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la creazione di una coalizione per garantire la sicurezza nello stretto di Hormuz insieme a Qatar, Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Israele.
Il tycoon ha inoltre criticato duramente gli alleati occidentali, dichiarando che Washington «non ha più bisogno dell’aiuto della Nato» e definendo un errore il comportamento dell’Alleanza.

Trump ha anche affermato che gli Stati Uniti non temono un nuovo Vietnam e che la guerra contro l’Iran «non è ancora finita», ma potrebbe concludersi «molto presto».

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato l’invio di oltre 200 specialisti anti-drone in Medio Oriente per supportare le operazioni contro le possibili ritorsioni iraniane.
L’esperienza maturata nella guerra contro la Russia sarebbe considerata fondamentale per contrastare attacchi con droni e missili a basso costo.

Nelle ultime ore si sono registrati nuovi episodi di violenza in diversi Paesi della regione:

esplosioni a Dubai e Doha dopo allarmi missilistici

attacco con droni e razzi contro l’ambasciata Usa a Baghdad

bombardamenti israeliani su Beirut contro obiettivi di Hezbollah

allerta in Israele per possibili lanci di missili dal Libano e dall’Iran

Secondo l’esercito israeliano, Hezbollah starebbe preparando un massiccio attacco missilistico, mentre contemporaneamente proseguono contatti diplomatici riservati tra Israele e Libano.

La guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei avrebbe respinto le proposte di riduzione delle tensioni presentate da mediatori internazionali, sostenendo che non è il momento per negoziare finché Stati Uniti e Israele non saranno sconfitti.

Intanto, nel Golfo cresce la pressione su Washington affinché continui l’offensiva contro l’Iran, mentre diversi Paesi occidentali restano cauti e chiedono una soluzione diplomatica.

In sintesi: l’uccisione di figure chiave del regime iraniano segna un nuovo punto di svolta nel conflitto. La guerra si estende su più fronti, con il coinvolgimento diretto di potenze regionali e internazionali, e il rischio di un’escalation ancora più ampia appare sempre più concreto.