Conoscere e interpretare la realtà nella quale sono chiamati ad operare, essere capaci di innovare, di forzare il sistema arrugginito della amministrazione e di fare così- nei fatti – gli interessi della collettività. È il motivo per cui Giuseppe Quintavalle (Asl Roma 1) e Livio De Angelis (IFO) e Francesco Amato (ASL ROMA 2) sono stabilmente nella parte alta della nostra classifica. Lavorano con il piede sull’acceleratore, non amministrano soltanto. Vanno oltre. Qualcuno può dire
che non fanno fino in fondo il loro dovere? Parliamone. Qualcuno può dire che la sanità non ne trae giovamento? Dimostriamolo. Quando un governo regionale sceglie dei manager per guidare la sanità sul territorio non pretende
queste performance. Ma certo ne fa tesoro.
Su loro punta e li cita ad esempio. Chissà cosa si dicono quando sono tutti riuniti in quelle interminabili riunioni in Regione Rimanere arroccati nella routine consente di rispettare gli obiettivi, nulla da dire. L’opacità non è un reato. Di tanto in tanto questi Dg comunicano. Un nuovo reparto, un intervento difficile ben riuscito, un nuovo servizio attivato.
Ma non si ha la sensazione di una strategia a lungo termine, di progetti e iniziative che cambino le cose sul territorio. Cosa ne pensano gli utenti? In realtà nessuno chiede mai nulla a loro. Molti di loro non lasciano traccia del loro passaggio. Dunque se evidenziamo la buona prassi sposata alla capacità di guardare oltre di personaggi come Rosaria Marino (Asl Roma
4) e di Sabrina Cenciarelli (Asl Latina) in territori tutt’altro che facili, e lo spirito di iniziativa di Cristina Matranga (Spallanzani),
Narciso Mostarda (Ares 118), Angelo Aliquò (San Camillo), Francesca Milito (S.Andrea) e Laura Figorilli (Asl Roma 3), a nostro modo di vedere i motivi ci sono. E gli altri? Rivedibili.