Dagli screening neonatali alla prevenzione oncologica, dai test prenatali alle nuove esenzioni per malattie croniche e rare: pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza. Schillaci: «Un Ssn più moderno ed equo». Ma medici e aziende sanitarie avvertono: ora bisogna garantire che le nuove prestazioni siano realmente accessibili allo stesso modo in tutte le Regioni.
ROMA – Quasi 800 tra nuove prestazioni, servizi e terapie entrano nel perimetro delle cure che il Servizio sanitario nazionale deve garantire ai cittadini. Dopo un percorso durato anni, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), con interventi che interessano prevenzione, oncologia, gravidanza, malattie croniche e rare, diagnostica, dispositivi e assistenza protesica.
Il passaggio è stato formalizzato con il Dpcm del 7 agosto 2026, che modifica e integra il Dpcm del 12 gennaio 2017, e con il decreto del Ministero della Salute del 3 agosto 2026, entrambi pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, Serie generale n. 227 del 30 settembre.
L’obiettivo dichiarato dal governo è ridurre le differenze di accesso alle cure fra i diversi territori e aggiornare il catalogo del Ssn alle innovazioni diagnostiche e terapeutiche maturate negli ultimi anni.
«Garantire a tutti gli italiani, ovunque risiedano, l’accesso a prestazioni e servizi innovativi» è il principio indicato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha definito il provvedimento un passaggio decisivo verso un Servizio sanitario nazionale «più moderno, più equo e più vicino ai reali bisogni di salute».
Uno dei capitoli più significativi riguarda la prevenzione neonatale.
Nei Lea entra lo screening per l’atrofia muscolare spinale (Sma) e viene ampliato lo Screening neonatale esteso con ulteriori malattie metaboliche e rare. Il programma, secondo le stime illustrate durante l’iter del provvedimento, potrà interessare oltre 390mila neonati ogni anno.
Tra le patologie considerate nell’ampliamento figurano immunodeficienze combinate gravi e alcune malattie metaboliche e genetiche, tra cui la malattia di Pompe e altre condizioni per le quali una diagnosi molto precoce può modificare significativamente il percorso terapeutico.
Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha sottolineato proprio l’importanza dello screening per la Sma e l’obiettivo di rendere queste possibilità diagnostiche uniformemente disponibili sul territorio nazionale.
Importante anche il capitolo oncologico.
I nuovi Lea introducono prestazioni finalizzate a caratterizzare meglio alcuni tumori della mammella e istituiscono un programma nazionale di screening e sorveglianza per le varianti patogenetiche BRCA1 e BRCA2 nelle famiglie di pazienti con carcinoma della mammella o dell’ovaio risultate positive a tali mutazioni.
Per le donne sane nelle quali venga identificata una variante genetica predisponente sono previsti percorsi di sorveglianza dedicati, che possono comprendere visite senologiche ed esami strumentali programmati.
L’Associazione italiana di oncologia medica ha accolto positivamente la novità. Il segretario nazionale AIOM Nicola Silvestris ha definito l’inserimento dei test BRCA nei Lea un passo utile per favorire diagnosi sempre più precoci, ricordando però che questi esami devono essere utilizzati nei soggetti per i quali esiste una specifica indicazione clinica e nell’ambito di centri qualificati.
Le novità riguardano anche la salute materno-infantile.
Nel nuovo pacchetto trovano spazio i test prenatali non invasivi, insieme a ulteriori prestazioni destinate al controllo della gravidanza fisiologica. Durante l’iter del provvedimento era stato previsto, in particolare, l’accesso al Nipt basato sull’analisi del DNA fetale circolante per alcune delle principali anomalie cromosomiche.
Si amplia quindi il numero delle tecnologie diagnostiche che possono essere offerte nell’ambito del Servizio sanitario, secondo indicazioni e condizioni definite dai Lea.
Un altro capitolo riguarda le malattie croniche e invalidanti.
L’aggiornamento introduce nuove patologie e nuove prestazioni che potranno beneficiare dell’esenzione, oltre a rivedere l’elenco delle malattie rare già riconosciute.
Nel pacchetto approvato durante il percorso in Conferenza Stato-Regioni erano state inserite, tra le condizioni croniche esenti, anche la sindrome fibromialgica nelle forme gravi, l’idrosadenite suppurativa e la malattia polmonare da micobatteri non tubercolari.
Sono previste novità anche nell’assistenza ai disturbi dell’alimentazione e della nutrizione, con l’inserimento di prestazioni psicoeducazionali individuali e di gruppo.
L’aggiornamento non consiste soltanto nell’aggiungere nuove cure.
Una parte del lavoro riguarda infatti la rimozione o sostituzione di prestazioni considerate obsolete, in modo da adeguare il catalogo del Servizio sanitario all’evoluzione della medicina e della tecnologia.
Il principio alla base dei Lea prevede del resto che siano garantite attraverso il Ssn le prestazioni che presentano evidenze di beneficio per la salute in relazione alle risorse impiegate, mentre vengono escluse quelle prive di dimostrata efficacia, inappropriate o inutilmente più costose rispetto ad alternative equivalenti. È quanto stabilisce la normativa richiamata anche nel nuovo decreto.
Secondo Schillaci, eliminare le prestazioni ormai superate può contribuire anche alla sostenibilità del sistema, liberando risorse da destinare a interventi più moderni ed efficaci.
Il precedente aggiornamento organico dei Lea risaliva al 2017, quando era stato sostituito il quadro precedente del 2001.
Ma una parte rilevante di quelle innovazioni era rimasta per anni senza piena applicazione nazionale a causa della mancata definizione delle relative tariffe. Il decreto tariffario necessario per rendere concretamente erogabili numerose prestazioni è arrivato soltanto successivamente, con l’ultimo passaggio attuativo alla fine del 2024.
Da qui l’obiettivo dichiarato dal Ministero di rendere in futuro più frequente l’aggiornamento, evitando che innovazioni diagnostiche e terapeutiche rimangano per anni fuori dal sistema delle prestazioni garantite.
L’inserimento di una prestazione nei Lea, tuttavia, non significa automaticamente che sia immediatamente disponibile con le stesse modalità e gli stessi tempi in ogni parte d’Italia.
Ed è proprio questo il principale nodo segnalato da medici e aziende sanitarie.
Il presidente della Fiaso, Giuseppe Quintavalle, ha definito l’aggiornamento un «risultato importante», ma ha sottolineato che adesso sarà necessario trasformare le nuove possibilità in assistenza concretamente accessibile, riducendo le differenze fra i territori.
La questione non è teorica. Gli ultimi dati ufficiali del Nuovo Sistema di Garanzia, relativi al 2024 e pubblicati dal Ministero della Salute nel luglio 2026, mostrano ancora differenze territoriali: Calabria, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano non raggiungevano la soglia di sufficienza in tutte le tre macroaree considerate. In particolare, Sicilia e Bolzano risultavano insufficienti nella prevenzione e la Calabria nell’assistenza distrettuale.
Il sistema di monitoraggio dei Lea utilizza complessivamente 88 indicatori per verificare equità, efficacia e appropriatezza delle prestazioni erogate dalle Regioni.
Positiva ma accompagnata da un avvertimento anche la valutazione della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (FNOMCeO).
Il presidente Filippo Anelli considera l’aggiornamento un segnale importante, ma chiede che l’ampliamento delle prestazioni venga accompagnato da maggiori investimenti, personale e risorse organizzative.
Il rischio, secondo FNOMCeO, è che ampliare formalmente l’elenco delle cure disponibili senza mettere le strutture nelle condizioni di erogarle possa mantenere, o persino accentuare, le differenze nell’accesso.
Anelli ha richiamato inoltre il tema delle tariffe: queste dovrebbero essere aggiornate periodicamente tenendo conto dei costi effettivi di tecnologie, materiali, organizzazione e personale, evitando che si crei nuovamente una distanza tra quanto rimborsato dal Ssn e il costo reale della prestazione.
Il finanziamento sarà quindi uno dei fattori decisivi.
Durante il percorso di approvazione, l’impatto delle misure che comportavano nuovi oneri era stato quantificato in circa 149,5 milioni di euro annui, accanto a numerose modifiche definite a invarianza di risorse.
Sindacati e rappresentanti dei professionisti chiedono però che l’ampliamento delle prestazioni sia inserito in una strategia più complessiva di rafforzamento del Servizio sanitario, soprattutto sul fronte del personale.
La Cgil, da tempo impegnata su una proposta di legge di iniziativa popolare per la sanità pubblica, chiede di portare progressivamente il finanziamento del Ssn al 7,5% del Pil entro il 2030 e di intervenire sulle carenze di organico.
L’aggiornamento dei Lea segna dunque un passaggio importante, ma il risultato per i cittadini sarà misurato soprattutto nella fase successiva.
Screening genetici, nuove diagnosi, prestazioni per le malattie rare e croniche e tecnologie più moderne avranno un valore concreto soltanto se potranno essere ottenuti in tempi ragionevoli e con condizioni comparabili a Milano come a Roma, Palermo, Napoli o in un piccolo centro di provincia.
È proprio questo il principio alla base dei Livelli essenziali di assistenza: non indicare semplicemente quali cure esistono, ma stabilire quali prestazioni il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti, gratuitamente o attraverso la partecipazione alla spesa prevista dalle norme, indipendentemente dal territorio di residenza.
Dopo l’aggiornamento atteso per anni, quindi, la partita si sposta dalle norme alla loro applicazione. E sarà sulla capacità delle Regioni di trasformare le nuove voci dei Lea in visite, esami e terapie realmente disponibili che si misurerà il successo della riforma.










