Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha ordinato alle forze armate di distruggere le infrastrutture degli Houthi nello Yemen, dopo una serie di attacchi missilistici e droni diretti contro Israele. “Chiunque cerchi di farci del male verrà colpito con tutta la forza,” ha dichiarato Netanyahu davanti alla Knesset.

Sabato scorso, un missile ha colpito Tel Aviv, ferendo 23 persone, tra cui una bambina di tre anni. Gli Houthi hanno rivendicato gli attacchi e promesso di continuare le offensive finché non cesserà la guerra a Gaza. A sostegno di Israele, gli Stati Uniti hanno effettuato raid aerei su obiettivi Houthi a Sanaa, senza tuttavia fermare nuovi lanci di droni contro lo Stato ebraico.
Mentre il conflitto a Gaza continua, Netanyahu ha accennato a possibili progressi nei negoziati con Hamas per il rilascio degli ostaggi. Tuttavia, la violenza nella Striscia prosegue con 58 vittime civili nelle ultime 24 ore, portando il bilancio totale dei morti palestinesi a oltre 45.000 dall’inizio dell’offensiva israeliana.
La situazione si intreccia con tensioni regionali più ampie. La Turchia, guidata da Recep Tayyip Erdogan, critica l’aggressività israeliana e chiede il rispetto dell’integrità territoriale della Siria. Intanto, la diplomazia internazionale si muove anche a Damasco, dove missioni da vari Paesi, inclusa l’Italia, cercano di favorire la stabilizzazione e la pace nella regione.

Con questa escalation, Israele rafforza la sua strategia di sicurezza regionale, mentre crescono le pressioni internazionali per una soluzione politica che ponga fine ai conflitti in corso.