di WANDA CHERUBINI-

MONTE ROMANO (Viterbo)- Il presidente della Repubblica ha assistito all’esercitazione dell’Esercito al poligono militare. In campo droni, sistemi tecnologici avanzati e capacità operative nei domini terrestre, aereo, cibernetico e spaziale.

MONTE ROMANO – Una visita istituzionale di grande rilievo per la Tuscia. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato questa mattina, 17 settembre, al poligono militare di Monte Romano, dove, nella sua veste di capo delle Forze armate, ha assistito all’esercitazione “Aegis 26”, una delle principali attività addestrative dell’Esercito.

L’area è stata sottoposta a rigide misure di sicurezza, con le forze dell’ordine dislocate nei punti strategici del territorio. Mattarella, accolto dai vertici dello Stato maggiore della Difesa e dell’Esercito e dal personale impegnato nell’esercitazione, ha seguito le operazioni dalle postazioni di osservazione predisposte all’interno dell’area addestrativa.

Con il presidente erano presenti, tra gli altri, il ministro della Difesa Guido Crosetto, la sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti, il deputato Mauro Rotelli, il prefetto Sergio Pomponi, il presidente della Provincia Alessandro Romoli e i sindaci di Viterbo, Chiara Frontini, Monte Romano, Maurizio Testa, e Vetralla, Sandrino Aquilani.

Al termine dell’esercitazione, il capo dello Stato ha rivolto un messaggio ai militari, sottolineando la complessità delle attività osservate e l’elevato livello tecnologico raggiunto dall’Esercito.

Mattarella ha evidenziato come le operazioni abbiano dimostrato la capacità di intervenire contemporaneamente in diversi ambiti, dall’aria alla terra fino allo spazio cibernetico, mettendo in evidenza il processo di trasformazione tecnologica in corso e la capacità di sviluppare soluzioni innovative.

Nel suo intervento il presidente ha richiamato anche il difficile scenario internazionale, caratterizzato da conflitti e crescente instabilità, auspicando che questa fase possa concludersi al più presto.

Secondo Mattarella, la difesa finalizzata alla tutela della pace deve poter contare su uno strumento militare tecnologicamente avanzato, coeso e integrato, capace di operare insieme alle altre Forze armate e in stretta interoperabilità con gli alleati e i partner europei.

Accanto alla tecnologia, però, il presidente ha posto l’accento soprattutto sulla componente umana: il soldato, il coraggio, il senso del dovere e lo spirito di sacrificio. Sono questi, ha sottolineato, gli elementi che danno forza allo strumento militare e che si affiancano ai valori di fedeltà alla Repubblica, lealtà e onore.

Al termine del suo intervento Mattarella ha ringraziato i militari e le loro famiglie per l’impegno e i sacrifici, affermando che la Repubblica sa di poter contare sul loro operato.

“Aegis 26” ha messo alla prova la capacità dei reparti di operare in scenari complessi attraverso l’integrazione di diverse componenti operative e tecnologiche.

Tra gli elementi impiegati figurano sistemi di comando e controllo di ultima generazione, secondo la logica “sensor-to-shooter”, veicoli blindati Freccia, mezzi tattici multiruolo Lince 2 e sistemi destinati alla difesa contro minacce aeree a cortissimo raggio, compresi microdroni e munizioni circuitanti.

L’esercitazione ha coinvolto numerosi reparti dell’Esercito, dalla brigata paracadutisti Folgore alle forze speciali, dall’artiglieria controaerei al Genio e alle trasmissioni, oltre a unità logistiche e di supporto. Alla prova hanno partecipato anche equipaggi dell’Aeronautica militare, nell’ambito delle attività di cooperazione tra le Forze armate.

L’attività addestrativa si è articolata in sei fasi e ha simulato un attacco notturno condotto da un’unità di paracadutisti contro una posizione difensiva fortificata.

Prima dell’assalto, i droni di ricognizione hanno avuto il compito di acquisire informazioni sul terreno, mentre sistemi senza equipaggio sono stati impiegati per simulare attività di neutralizzazione elettronica delle forze avversarie.

Tra le innovazioni testate anche il veicolo autonomo “Wild Goose”, progettato per supportare la logistica e l’evacuazione dei feriti, riducendo l’esposizione del personale alle minacce.

L’esercitazione ha così concentrato in un unico scenario capacità tradizionali e nuove tecnologie, dalla componente terrestre a quella aerea, fino agli ambiti cibernetico e spaziale.

Il capo di Stato maggiore dell’Esercito, Carmine Masiello, ha sottolineato come i conflitti contemporanei combinino guerra convenzionale, tecnologia e dimensione cognitiva, con trincee e campi minati che convivono con droni, attacchi cyber e disinformazione.

Particolare attenzione è stata dedicata alla cosiddetta “dronizzazione”, con l’obiettivo di rendere il drone uno strumento sempre più integrato nella preparazione del singolo militare.

Anche in questo scenario, Masiello ha ribadito il ruolo centrale della persona, chiamata a mantenere capacità decisionali ed etiche anche di fronte alla crescente presenza di algoritmi e intelligenza artificiale.

Il ministro Guido Crosetto ha infine evidenziato il ruolo dell’addestramento nel preparare le Forze armate ad affrontare scenari operativi sempre più complessi. La sicurezza, ha sottolineato, rappresenta un presupposto per la libertà e la democrazia, mentre la pace richiede un impegno costante e forze armate preparate, moderne e credibili.

Foto di Ezio Cairoli