Il tema della presenza degli studenti stranieri nelle classi italiane accende il confronto politico tra governo e opposizioni e coinvolge indirettamente anche il Quirinale. Intervenendo a “Cinque Minuti” e “Porta a Porta”, Giorgia Meloni ha respinto l’interpretazione secondo cui le recenti parole del presidente Sergio Mattarella sulla necessità di una scuola inclusiva e capace di evitare la formazione di “ghetti” rappresentassero una critica alle intenzioni dell’esecutivo.
La presidente del Consiglio ha ricordato che lo stesso Mattarella, quando era ministro dell’Istruzione tra il 1989 e il 1990, firmò circolari che affrontavano il problema della concentrazione degli alunni stranieri nelle medesime classi. Secondo Meloni, dunque, l’obiettivo sarebbe analogo: favorire una distribuzione più equilibrata degli studenti e facilitare l’integrazione.
Il governo sta infatti lavorando a un provvedimento che dovrebbe intervenire sulla composizione delle classi, con particolare riferimento agli studenti che non conoscono adeguatamente l’italiano. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha precisato che il limite riguarderebbe proprio gli alunni con difficoltà linguistiche, mentre sono previste anche risorse per potenziare l’insegnamento dell’italiano. Il testo è atteso all’esame del Consiglio dei ministri.
Diversa la lettura delle opposizioni, che sottolineano le differenze tra le circolari emanate da Mattarella oltre trent’anni fa e la proposta legislativa dell’attuale governo. La segretaria del Pd Elly Schlein ha criticato duramente il riferimento della premier al capo dello Stato, contestando il tentativo di coinvolgerlo nel confronto politico. Critiche sono arrivate anche da Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra.
Nel corso dell’intervista Meloni ha affrontato anche il tema del divieto di burqa negli istituti scolastici e negli spazi pubblici, misura sostenuta da Fratelli d’Italia e motivata dalla premier anche con ragioni di sicurezza. Sul fronte economico, invece, la presidente del Consiglio ha espresso rammarico per il mancato raggiungimento della soglia del 3% nel rapporto deficit-Pil: secondo i dati richiamati dalla premier, il deficit è sceso dall’8,1% al 3,08%, risultato che non permette però all’Italia di anticipare l’uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo.
Il dato avrà un peso anche nella preparazione della prossima legge di Bilancio, sulla quale il governo punta, tra le altre misure, alla conferma della detassazione degli aumenti contrattuali.
Meloni ha infine affrontato il quadro politico in vista della parte conclusiva della legislatura, tornando sulla riforma della legge elettorale e sul ritorno delle preferenze. Il tema resta uno dei nodi del confronto parlamentare, dopo i diversi passaggi che negli ultimi mesi hanno diviso maggioranza e opposizioni e alimentato tensioni anche nei rapporti con Roberto Vannacci e Futuro Nazionale.
La premier non si è invece sbilanciata sull’ipotesi di elezioni anticipate, lasciando aperto il confronto sulla conclusione della legislatura e legando il futuro dell’esecutivo anche all’esito delle prossime importanti votazioni parlamentari.










