Il cancelliere tedesco arriva a sorpresa nella capitale ucraina e annuncia oltre 1,3 miliardi di euro di sostegno. Colpito ancora il Ponte Nord sul Dnipro. Merz a Putin: «Ponga fine a questa guerra». Il Cremlino replica: «Combatteremo anche per lo 0,01% del Donetsk». Sullo sfondo torna l’ipotesi di colloqui trilaterali promossi dagli Stati Uniti
KIEV – Sirene antiaeree, esplosioni e nuovi attacchi contro le infrastrutture della capitale. È in questo scenario che Friedrich Merz è arrivato a sorpresa a Kiev domenica 4 ottobre, in una delle fasi più tese degli ultimi mesi della guerra tra Russia e Ucraina.
Il cancelliere tedesco ha scelto di presentarsi personalmente nella capitale per ribadire il sostegno di Berlino a Volodymyr Zelensky, proprio mentre Mosca intensifica la campagna aerea contro Kiev e le principali infrastrutture del Paese.
«L’Ucraina sta affrontando settimane decisive. Sono qui per portarvi un messaggio: potete continuare a contare sul nostro aiuto», è stato il senso dell’intervento di Merz, che ha rivolto poi un appello direttamente a Vladimir Putin: «Signor Putin, ponga fine a questa guerra priva di senso. Siamo pronti ai colloqui». Il governo tedesco ha confermato che la missione ha lo scopo di riaffermare la continuità dell’assistenza di Berlino e di rafforzare la cooperazione industriale e militare tra i due Paesi.
La visita si è svolta mentre la guerra entrava materialmente nella quotidianità della capitale. Durante la giornata un drone russo ha colpito nuovamente il Ponte Nord di Kiev, una delle arterie che attraversano il Dnipro e collegano le due parti della città.
Secondo le ricostruzioni disponibili, nell’attacco sono rimaste ferite almeno due persone. Si tratta dell’ennesimo episodio di una campagna che negli ultimi giorni ha interessato ponti e altre infrastrutture strategiche della capitale, provocando limitazioni alla circolazione e pesanti ingorghi.
La pressione sui collegamenti attraverso il Dnipro assume un’importanza particolare: centinaia di migliaia di persone si spostano quotidianamente tra le due sponde e la riduzione della capacità dei ponti rischia di incidere sia sulla vita civile sia sulla logistica della città.
Merz e Zelensky hanno inoltre visitato la sede dell’Accademia nazionale delle Scienze dell’Ucraina, colpita direttamente da un drone russo il 28 settembre. In quell’attacco, secondo la presidenza ucraina, erano morte due persone e altre sette erano rimaste ferite. Anche durante la visita dei due leader è risuonato un nuovo allarme aereo.
Merz non è arrivato soltanto con dichiarazioni politiche. Germania e Ucraina hanno annunciato un nuovo pacchetto di sostegno del valore complessivo di oltre 1,3 miliardi di euro.
Circa un miliardo sarà destinato all’assistenza militare, mentre altri 350 milioni di euro serviranno a sostenere e riparare il sistema energetico ucraino in vista dell’inverno. Le cifre sono state confermate sia dalla presidenza ucraina sia da fonti del governo tedesco e internazionali.
Nel pacchetto militare rientrano sistemi d’arma, droni e tecnologie destinate a rafforzare le capacità ucraine. Berlino finanzierà inoltre la produzione congiunta di droni e sistemi di intercettazione, uno dei settori diventati centrali nella nuova fase del conflitto.
Merz è arrivato accompagnato dalla ministra tedesca dell’Economia Katherina Reiche e da una delegazione imprenditoriale. L’obiettivo è trasformare progressivamente la collaborazione militare in una partnership industriale più ampia.
«La Germania aiuta l’Ucraina, ma anche l’Ucraina aiuta noi», ha sottolineato il cancelliere, richiamando l’esperienza maturata da Kiev nella guerra dei droni e le possibilità offerte alla stessa industria tedesca. Reuters riferisce che durante la visita sono stati sottoscritti accordi industriali per diversi miliardi di euro, anche nei settori della difesa aerea e degli intercettori.
Proprio i droni stanno cambiando rapidamente la guerra sopra Kiev.
Le forze russe hanno intensificato l’impiego di velivoli senza pilota più rapidi e difficili da intercettare, compresi modelli a propulsione a reazione. L’Ucraina sta cercando di rispondere combinando sistemi elettronici, intercettori e armi tradizionali.
Zelensky ha spiegato che nella capitale sono già state installate più di 12 torrette automatiche anti-drone, mentre altre otto dovrebbero essere posizionate nella regione di Kiev. Si tratta di moduli dotati di mitragliatrici pesanti e destinati soprattutto alla difesa dai nuovi droni russi.
Rimane però centrale il problema della difesa aerea più sofisticata, soprattutto contro missili balistici e altri vettori ad alta velocità. Kiev continua quindi a chiedere ai partner occidentali ulteriori sistemi e munizioni antiaeree.
Dalla Russia, intanto, è arrivato un messaggio di segno opposto rispetto all’appello al dialogo lanciato da Merz.
Il ministero della Difesa russo ha annunciato che gli attacchi contro obiettivi militari, industriali e infrastrutture collegate in Ucraina saranno intensificati, presentando la decisione come risposta alle dichiarazioni di Zelensky sull’aumento degli attacchi ucraini contro le raffinerie petrolifere russe.
Kiev ha infatti annunciato di voler continuare a colpire gli impianti di raffinazione russi, considerati fondamentali sia per l’economia sia per la capacità logistica di Mosca. Zelensky sostiene che gli attacchi ucraini siano una risposta alla nuova campagna russa contro le infrastrutture delle città e ha ribadito che Kiev non intende colpire deliberatamente i civili.
La distanza fra le parti è emersa ancora più chiaramente dalle parole del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.
Parlando della regione di Donetsk, Peskov ha affermato che Mosca sarebbe disposta a continuare a combattere anche se rimanesse da conquistare soltanto lo 0,01% del territorio rivendicato dalla Russia.
«Anche per un centesimo di punto percentuale», ha detto il portavoce, aggiungendo che per il Cremlino si tratterebbe di territorio della Federazione Russa e che quindi «non c’è nulla da discutere».
La posizione russa rimane contestata dall’Ucraina e dalla gran parte della comunità internazionale, che non riconosce l’annessione delle regioni ucraine proclamata da Mosca.
Zelensky, dal canto suo, non ha nascosto l’intenzione di rispondere alla nuova offensiva.
Il presidente ucraino ha accusato Putin di cercare deliberatamente un’ulteriore escalation e ha sottolineato come gli attacchi contro i ponti non possano rimanere senza conseguenze.
La fase attuale appare così caratterizzata da una dinamica sempre più pericolosa: la Russia intensifica gli attacchi sulle infrastrutture ucraine, Kiev aumenta la pressione sulle installazioni energetiche e industriali russe e ciascuna delle due parti presenta le proprie azioni come risposta a quelle dell’avversario.
Gli Stati Uniti tentano di riaprire il tavolo
Durante la conferenza stampa con Merz, Zelensky ha rivelato che gli Stati Uniti stanno lavorando all’organizzazione di un nuovo incontro trilaterale tra rappresentanti americani, ucraini e russi entro la fine di ottobre.
L’incontro dovrebbe svolgersi a livello tecnico e Kiev ha già comunicato la propria disponibilità. Fra le sedi possibili ci sarebbero nuovamente gli Emirati Arabi Uniti oppure un altro Paese concordato con Washington.
L’iniziativa rientra negli sforzi diplomatici dell’amministrazione statunitense, nei quali continuano ad avere un ruolo gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. I due hanno incontrato negli ultimi mesi sia rappresentanti russi sia ucraini, ma le questioni fondamentali — a cominciare dai territori occupati — rimangono irrisolte.
L’eventuale appuntamento di fine ottobre cadrebbe inoltre a pochi giorni dalle elezioni di metà mandato statunitensi del 3 novembre 2026, un elemento che aggiunge inevitabilmente una dimensione politica interna americana alla nuova iniziativa diplomatica.
La crescente intensità degli attacchi su Kiev ha riaperto anche il dossier della sicurezza delle rappresentanze diplomatiche.
Mosca ha invitato stranieri e diplomatici a lasciare la città alla luce della nuova fase delle operazioni militari. Secondo il Guardian, alcuni diplomatici occidentali avrebbero discusso piani di emergenza per un eventuale trasferimento delle missioni verso Leopoli o la Polonia orientale, analogamente a quanto avvenne nelle prime settimane dell’invasione del 2022.
Il ministero degli Esteri ucraino ha precisato di non aver ricevuto comunicazioni ufficiali da ambasciate straniere intenzionate a lasciare Kiev. La posizione dell’Unione europea è ancora più esplicita. L’ambasciatrice Ue in Ucraina Katarína Mathernová ha assicurato che la delegazione europea resterà nella capitale e ha dichiarato di non essere a conoscenza di ambasciate dei Paesi dell’Unione pronte a lasciare Kiev.
Secondo Mathernová, tutte le 25 ambasciate degli Stati membri dell’Ue presenti nella capitale continuano al momento a operare regolarmente. La missione di Merz assume quindi un significato che supera il semplice gesto diplomatico.
Da una parte c’è la volontà della Germania di mostrare che l’intensificazione dei bombardamenti russi non produrrà un arretramento europeo. Dall’altra Berlino sta cercando di integrare sempre più strettamente l’industria militare ucraina con quella tedesca, sfruttando anche l’esperienza tecnologica accumulata da Kiev sul campo di battaglia.
«Potete contare su di noi», ha ribadito Merz. Ma il messaggio pronunciato nella capitale attraversata dalle sirene arriva nel momento in cui la prospettiva di una soluzione politica appare ancora lontana.
Mosca continua a rivendicare integralmente i territori che considera annessi, Kiev respinge qualsiasi pace fondata sulla capitolazione territoriale e gli attacchi si estendono sempre più dalle linee del fronte alle infrastrutture strategiche delle due parti.
Così, mentre la diplomazia americana prova nuovamente a costruire un tavolo per la fine di ottobre, Kiev si prepara all’inverno rafforzando le difese, Berlino aumenta gli aiuti e il Cremlino promette nuovi raid.
Il paradosso di questa fase della guerra è tutto qui: mentre si torna a parlare di negoziati, sul terreno entrambe le parti si preparano a combattere ancora più duramente.










