Negli ultimi cinque anni i prezzi dei generi alimentari sono cresciuti a ritmi ben superiori all’inflazione generale, incidendo in modo sempre più pesante sui bilanci delle famiglie italiane. A fronte di un rincaro complessivo del 24,9% tra ottobre 2021 e ottobre 2025, contro un’inflazione generale ferma al 17,3%, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha deciso di avviare un’indagine conoscitiva sul ruolo della grande distribuzione organizzata (Gdo) lungo la filiera agroalimentare.
L’Antitrust intende chiarire le ragioni della forte divaricazione tra l’andamento dei prezzi al consumo e quello dei prodotti alimentari, soprattutto considerando che la Gdo concentra circa l’84% degli acquisti degli italiani. Al centro dell’indagine vi sono il potere contrattuale delle grandi catene nei confronti degli agricoltori, ritenuto squilibrato, e le pratiche di acquisto e vendita dei servizi ai fornitori, come i costi per l’inserimento a scaffale, le promozioni e il lancio dei nuovi prodotti. Sotto osservazione anche il peso crescente delle private label, i marchi del distributore, che rappresentano una leva strategica nella competizione tra operatori e incidono direttamente sulla formazione dei prezzi finali.
La distribuzione moderna respinge le accuse e assicura collaborazione e trasparenza. Federdistribuzione e Adm (Associazione distribuzione moderna) sostengono di aver agito già durante i picchi inflattivi del 2022-2023 per contenere i rincari, dichiarandosi pronte a fornire all’Autorità tutti gli elementi utili a chiarire il funzionamento del settore.
Sul fronte dei consumatori, i dati sono allarmanti. Secondo il Codacons, l’aumento dei prezzi alimentari si traduce in una maggiore spesa annua di 1.404 euro per una famiglia tipo rispetto al 2021, che sale a quasi 1.915 euro per un nucleo con due figli. Assoutenti segnala che una famiglia su tre è stata costretta nell’ultimo anno a ridurre la spesa per cibi e bevande, modificando profondamente le proprie abitudini.
Le associazioni dei consumatori hanno accolto con favore l’iniziativa dell’Antitrust, ritenendola un passo necessario per individuare eventuali distorsioni nella filiera “dal campo allo scaffale”. Anche il mondo agricolo e quello della ristorazione collettiva esprimono apprezzamento, sottolineando come l’agricoltura sia stata penalizzata da anni e come l’aumento dei prezzi alimentari abbia ripercussioni dirette su mense e servizi di ristorazione.
L’indagine si propone dunque di fare luce su un settore cruciale per l’economia e la vita quotidiana dei cittadini, con l’obiettivo di aumentare la trasparenza e, se necessario, intervenire per tutelare concorrenza, produttori e consumatori.










