Dal palco del Valdai Club il presidente russo torna sulle tensioni nel Baltico e nega che Mosca stia preparando un attacco contro Paesi occidentali. Ma ribadisce che un’aggressione diretta contro il territorio russo, compresa l’exclave di Kaliningrad, potrebbe portare all’impiego di “tutti i mezzi disponibili”. Bruxelles parla di “intimidazione”, mentre Londra vara nuove sanzioni. Intanto proseguono gli attacchi russi sull’Ucraina.
MOSCA – Vladimir Putin torna a mettere al centro del confronto con l’Occidente il nodo di Kaliningrad, l’exclave russa sul Mar Baltico incastonata tra Polonia e Lituania, entrambi Paesi della Nato. Intervenendo il 1° ottobre alla conferenza annuale del Valdai Discussion Club, il presidente russo ha sostenuto che Mosca non avrebbe intenzione di attaccare altri Paesi, ma ha contemporaneamente avvertito che un attacco diretto contro il territorio della Federazione potrebbe determinare una risposta con «tutti i mezzi» disponibili.
«La Russia non ha intenzione di attaccare nessuno, né nel 2029, né nel 2030, né nel 2050», ha affermato Putin, replicando agli allarmi espressi negli ultimi mesi da diversi governi europei sulla necessità di prepararsi a una possibile futura minaccia russa. Allo stesso tempo, il capo del Cremlino ha detto che, in caso di attacco contro Kaliningrad o altre aree russe, Mosca prenderebbe in considerazione l’intero arsenale a propria disposizione. Reuters e Associated Press hanno confermato il contenuto delle dichiarazioni pronunciate al Valdai.

Le parole di Putin arrivano dopo il duro avvertimento diplomatico inviato da Mosca alla Nato alla fine di settembre.
In un documento informale trasmesso all’Alleanza e visionato da Reuters, la Russia ha sostenuto di avere informazioni su presunti preparativi occidentali finalizzati a isolare Kaliningrad e ha dichiarato che sarebbe pronta a impiegare «l’intero arsenale» di mezzi militari, comprese le armi nucleari, nel caso in cui i Paesi della Nato tentassero di separare l’exclave dal resto della Federazione. Mosca ha inoltre evocato la possibilità di colpire centri decisionali dei Paesi dell’Alleanza nelle prime fasi di un eventuale conflitto.
La Nato ha respinto questa ricostruzione. Il segretario generale Mark Rutte ha ribadito che l’Alleanza ha natura difensiva e ha invitato Mosca a interrompere le minacce nucleari. Rutte ha anche precisato che, secondo la valutazione dell’Alleanza, non esiste attualmente una minaccia militare imminente contro il territorio Nato e che tale valutazione non è cambiata nelle ultime settimane.
Kaliningrad rappresenta uno dei punti più sensibili del fianco orientale europeo. Il territorio ospita importanti installazioni militari russe, la Flotta del Baltico e sistemi missilistici Iskander con capacità nucleare. La sua posizione geografica, separata dalla Russia continentale e confinante esclusivamente con Paesi Nato e con il Baltico, la rende contemporaneamente un avamposto strategico e un potenziale punto di vulnerabilità in caso di conflitto.

Al Valdai Putin ha presentato le dichiarazioni russe come una reazione alle politiche occidentali e non come un’iniziativa offensiva.
Secondo il presidente, esercitazioni militari della Nato nel Baltico, discussioni europee sulla necessità di essere pronti a un confronto con Mosca alla fine del decennio e altre misure occidentali costituirebbero una progressiva escalation. È la posizione del Cremlino, contestata dai Paesi Nato, che descrivono invece il rafforzamento militare sul fianco orientale come una risposta all’invasione russa dell’Ucraina iniziata nel febbraio 2022 e alle successive tensioni nella regione baltica. Reuters
Putin ha inoltre richiamato apertamente la forza nucleare russa. Parlando di un eventuale scontro con la Nato, ha osservato che Francia e Regno Unito dispongono a loro volta di arsenali nucleari, ma ha rivendicato per Mosca capacità militari che, a suo giudizio, rappresenterebbero un «vantaggio competitivo». Reuters riferisce che il presidente ha collegato questo ragionamento alla necessità, secondo il Cremlino, di compensare l’inferiorità numerica russa rispetto all’insieme delle forze dell’Alleanza.

La Commissione europea ha reagito direttamente alle dichiarazioni provenienti da Mosca.
Durante il briefing del 1° ottobre, il portavoce Christian Wigand ha dichiarato che l’Unione europea «condanna la retorica nucleare irresponsabile della Russia» e non intende contribuire ad amplificare quelle che Bruxelles considera tattiche di intimidazione e allarmismo. La Commissione ha precisato di lavorare in stretto coordinamento con la Nato, senza fornire dettagli sulle comunicazioni tra le due istituzioni.
Bruxelles ha anche chiarito di non avere ricevuto direttamente il documento russo: il cosiddetto non-paper era stato inviato alla Nato.
Il confronto si inserisce in un clima di crescente tensione nel Baltico, dove negli ultimi anni sono aumentate esercitazioni militari, attività di sorveglianza e accuse reciproche di provocazioni e azioni ibride.
Parallelamente allo scontro diplomatico, il governo britannico ha annunciato il 1° ottobre un nuovo pacchetto di 31 misure sanzionatorie contro interessi russi.
Secondo il Foreign, Commonwealth & Development Office, i provvedimenti riguardano 23 tra persone ed entità e otto navi. Nel mirino figurano imbarcazioni che Londra collega alla cosiddetta “flotta ombra” utilizzata per sostenere le esportazioni russe, soggetti accusati di attività di disinformazione e persone indicate dalle autorità britanniche come coinvolte nella repressione nei territori ucraini occupati e nei programmi di trasferimento, indottrinamento o militarizzazione di minori ucraini.
Tra le otto navi colpite, il governo britannico ne identifica tre come parte della flotta ombra, due come unità di supporto per il rifornimento e tre come navi russe con capacità di navigazione in acque ghiacciate.
Nella stessa giornata si è aperto anche un nuovo contenzioso diplomatico tra Russia e Ungheria.
Il ministero degli Esteri russo ha annunciato l’espulsione di un numero non precisato di diplomatici ungheresi in servizio presso l’ambasciata di Mosca e i consolati di San Pietroburgo e Kazan. La misura è stata presentata come una risposta all’espulsione, avvenuta il mese precedente, di dieci diplomatici russi dall’Ungheria.
Budapest aveva motivato il precedente provvedimento con accuse di attività di intelligence. Mosca ha definito la decisione ungherese infondata e ostile e ha concesso ai diplomatici interessati due settimane per lasciare il Paese.
Mentre prosegue il confronto politico e diplomatico, sul terreno la guerra in Ucraina continua.
Il 1° ottobre droni russi hanno colpito una scuola di Kiev e il Ponte Sud sul Dnipro, una delle infrastrutture fondamentali che collegano le due parti della capitale. Secondo Reuters, al momento dell’attacco alla scuola più di cento studenti si trovavano nei rifugi e non sono stati registrati feriti tra gli alunni. Le immagini verificate mostrano danni e un incendio nell’edificio. Reuters
Il sindaco Vitali Klitschko ha riferito che gli attacchi al ponte hanno determinato temporanee interruzioni della metropolitana e dei servizi di trasporto pubblico che attraversano la struttura. Successive verifiche tecniche non avrebbero rilevato danni critici al ponte, consentendo una graduale ripresa dei collegamenti.
Un altro drone ha raggiunto l’area dell’Istituto di ricerca nucleare di Kiev, dove si trova il reattore di ricerca VVR-M, fermo dall’inizio dell’invasione russa su larga scala del febbraio 2022. Le autorità ucraine non hanno segnalato variazioni anomale dei livelli di radiazione.
Attacchi sono stati registrati anche nella regione di Odessa, dove sono stati segnalati danni alle infrastrutture e almeno un ferito.
Il confronto su Kaliningrad aggiunge dunque un nuovo elemento di tensione a una relazione tra Russia e Nato già deteriorata dalla guerra in Ucraina.
Mosca sostiene che le proprie dichiarazioni abbiano una funzione deterrente e siano una risposta alle iniziative occidentali; l’Alleanza respinge l’accusa di preparare un attacco o un blocco dell’exclave e considera la propria presenza militare nel Baltico una misura difensiva.
Il punto più delicato riguarda proprio la possibilità di un errore di valutazione. Analisti citati da Reuters hanno osservato che l’aumento delle esercitazioni, degli incidenti e della retorica nucleare rende più importante mantenere aperti meccanismi capaci di evitare che un episodio limitato venga interpretato come l’inizio di un’aggressione più ampia. Reuters
Le dichiarazioni di Putin al Valdai confermano quindi una linea composta da due messaggi paralleli: da una parte il Cremlino nega di voler attaccare la Nato; dall’altra ribadisce che considera l’arsenale nucleare parte integrante della propria deterrenza nel caso in cui ritenga minacciato direttamente il territorio russo.
Ed è proprio su questa contrapposizione — tra la deterrenza rivendicata da Mosca e la richiesta occidentale di ridurre la retorica nucleare — che continua a concentrarsi uno dei fronti più pericolosi della crisi europea.