KIEV – Cresce la tensione lungo il confine tra Ucraina e Polonia dopo un nuovo attacco russo nella regione della Volinia. Secondo le autorità ucraine, droni di Mosca avrebbero colpito una stazione di servizio e un treno nella zona di Yahodyn, a meno di due chilometri dal territorio polacco.
Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha lanciato un duro avvertimento ai Paesi dell’Unione europea e della Nato, sostenendo che la minaccia russa si starebbe ormai avvicinando direttamente ai loro confini e chiedendo un ulteriore rafforzamento delle sanzioni contro Mosca.
Il convoglio colpito era in servizio sulla tratta Kiev-Varsavia e trasportava 206 passeggeri. Secondo la compagnia ferroviaria polacca Pkp Intercity non ci sarebbero feriti. Mosca, invece, ha affermato di aver preso di mira infrastrutture ferroviarie utilizzate per il trasporto di materiale militare proveniente dai Paesi europei.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato la Russia di aver deliberatamente incendiato la locomotiva e danneggiato una stazione di servizio. Poco prima dell’attacco, nella stessa zona era transitato anche un convoglio con a bordo consiglieri per la sicurezza nazionale di Italia, Regno Unito, Germania e Francia, di ritorno da Kiev. Su un altro treno viaggiava inoltre l’ex direttore della Cia David Petraeus.
Secondo le Ferrovie ucraine, non viene escluso che uno degli obiettivi potesse essere proprio il treno diplomatico, partito in anticipo rispetto all’orario previsto per ragioni di sicurezza.
L’allerta resta alta anche nei Paesi vicini. In Lituania l’aeroporto di Vilnius è stato temporaneamente chiuso per un presunto allarme droni e la Nato ha fatto decollare alcuni caccia. Successivamente è stato accertato che si trattava di uno stormo di uccelli, episodio che tuttavia testimonia il clima di forte tensione nella regione.
Anche il premier polacco Donald Tusk ha parlato di una possibile escalation, avvertendo che nelle prossime settimane o mesi le conseguenze del conflitto potrebbero coinvolgere più direttamente la Polonia.
Parallelamente, però, continuano a emergere segnali su una possibile ripresa dei negoziati tra Kiev e Mosca con la mediazione degli Stati Uniti. Il Cremlino ha indicato ottobre come una possibile finestra per nuovi colloqui, mentre anche rappresentanti ucraini hanno fatto riferimento a un possibile percorso di de-escalation graduale.
Tra le possibili sedi delle trattative vengono indicate la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti. Cina e India, secondo Mosca, avrebbero inoltre offerto il proprio contributo diplomatico per favorire una soluzione.
Resta centrale il nodo territoriale. Jared Kushner, coinvolto nella mediazione americana, ha sottolineato come qualsiasi accordo dovrà tenere conto della situazione sul campo, dove la Russia controlla ancora ampie porzioni del Donbass e delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia.
Nel frattempo proseguono le accuse reciproche anche sul fronte della centrale nucleare di Zaporizhzhia. La direzione dell’impianto, controllato dalle forze russe, ha denunciato una serie di attacchi con droni attribuiti all’Ucraina. Non risultano vittime e i livelli di radiazioni, secondo quanto riferito, restano nella norma.










