La tensione tra Donald Trump ed Elon Musk si intensifica, trasformando una vecchia alleanza in un aspro scontro pubblico che agita il Partito Repubblicano e preoccupa l’opinione pubblica americana. L’ex presidente e il magnate della tecnologia non risparmiano colpi, tra accuse social, minacce economiche e ambigue allusioni politiche.
Tutto è riesploso con un post di Musk sulla piattaforma X (ex Twitter), in cui il fondatore di Tesla e SpaceX ha proposto la creazione di un nuovo partito politico: “The America Party”, dichiarando che l’80% degli americani lo sosterrebbe, secondo un suo sondaggio da 6 milioni di voti. Sebbene Musk non possa candidarsi alla presidenza – essendo nato in Sudafrica – il messaggio è apparso come una sfida diretta a Trump.
Il tycoon, che in passato ha ricevuto da Musk circa 300 milioni di dollari di finanziamenti per la campagna, ha risposto minacciando ritorsioni economiche se Musk decidesse di sostenere i suoi avversari politici. In un’intervista alla NBC ha dichiarato: “Se lo facesse, pagherebbe conseguenze gravi”, annunciando anche una revisione di tutti i contratti federali con le aziende del miliardario.
Nonostante un’apparente apertura — “faremo ciò che è giusto per lui e per il Paese” — Trump sembra intenzionato a mettere in discussione miliardi di dollari in sussidi pubblici destinati a società come SpaceX e Tesla, che nel tempo si sono rese indispensabili per la macchina governativa americana.
Intanto, le inchieste federali su Musk si moltiplicano. Secondo il New York Times, ci sarebbero oltre 32 indagini o azioni legali in corso contro le sue aziende, spalmate su almeno 11 agenzie statunitensi. Tra queste, una causa della SEC potrebbe costare fino a 150 milioni di dollari, e la FAA ha già inflitto multe a SpaceX. Anche il National Labor Relations Board ha aperto 24 indagini su presunte violazioni dei diritti dei lavoratori.
Sul fronte del Doge, l’unità governativa creata appositamente per semplificare i rapporti con Musk, Trump ha annunciato un riassetto sotto il suo controllo, pur mantenendo parte dello staff attuale: “Il lavoro del Doge non è finito, abbiamo risparmiato centinaia di migliaia di dollari”, ha affermato.
Tuttavia, l’ex presidente ha chiarito che non ci sarà alcuna riconciliazione con l’imprenditore: “Direi che i nostri rapporti sono finiti”, ha concluso, segnando definitivamente la fine di un’alleanza che aveva avuto un peso notevole sulla politica e sull’economia americana.










