Tulsi Gabbard ha annunciato a sorpresa le proprie dimissioni dall’amministrazione del presidente Donald Trump, spiegando di voler restare accanto al marito Abraham Williams, recentemente colpito da una rara forma di tumore osseo.
La direttrice dell’intelligence americana lascerà ufficialmente l’incarico il 30 giugno. In una lettera pubblicata sui social, Gabbard ha dichiarato che il marito dovrà affrontare “sfide importanti nei prossimi mesi” e che, per questo motivo, non può continuare a ricoprire un ruolo così impegnativo.
Trump ha annunciato che il ruolo sarà assunto ad interim dal vice Aaron Lukas, ringraziando pubblicamente Gabbard per il lavoro svolto. Sul social Truth, il presidente ha scritto che la funzionaria “mancherà all’amministrazione”, definendola una collaboratrice preziosa.
Dietro l’uscita di scena, tuttavia, si intravedono anche profonde tensioni politiche maturate negli ultimi mesi. Ex deputata democratica e candidata alle presidenziali del 2020, Gabbard si è spesso distinta per le sue posizioni contrarie agli interventi militari americani all’estero, entrando progressivamente in contrasto con la linea dura adottata dalla Casa Bianca soprattutto nei confronti dell’Iran.
Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, la capa degli 007 sarebbe stata progressivamente esclusa dalle principali decisioni di sicurezza nazionale, comprese le operazioni legate all’Iran e al Venezuela. Uno dei momenti più delicati del rapporto con Trump risale al giugno 2025, quando Gabbard dichiarò davanti al Congresso che Teheran non stava costruendo un’arma nucleare. Il presidente la smentì pubblicamente il giorno successivo, sostenendo invece che l’Iran fosse “molto vicino” alla bomba atomica.
Quello scontro fu interpretato come il primo segnale di una frattura tra la Casa Bianca e l’intelligence americana. Nei mesi successivi Gabbard riuscì in parte a riavvicinarsi al presidente partecipando alle contro-indagini sui presunti brogli elettorali in Georgia, ma secondo indiscrezioni non sarebbe mai rientrata davvero nel ristretto gruppo decisionale di Trump.
Alcune fonti citate da Reuters sostengono inoltre che la Casa Bianca avrebbe spinto Gabbard verso le dimissioni, ipotesi che alimenta i dubbi sul reale peso delle motivazioni politiche dietro l’addio ufficialmente legato a ragioni familiari.
Il suo nome circolava già da tempo tra quelli più a rischio all’interno dell’amministrazione, soprattutto dopo altre recenti uscite eccellenti dal governo Trump. A indebolire ulteriormente la sua posizione avrebbe contribuito anche l’addio del suo consigliere più vicino, Joe Kent, che nei mesi scorsi aveva criticato apertamente il coinvolgimento americano nel conflitto con l’Iran, sostenendo che Teheran non rappresentasse una minaccia imminente per gli Stati Uniti.










