Dopo il rilascio dal carcere israeliano di Ketziot, molti degli attivisti della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza non hanno potuto fare immediatamente ritorno a casa. Circa cinquanta persone sono state ricoverate in ospedali di Istanbul, dove sono arrivate con tre voli charter provenienti da Israele. Tra loro anche l’italiano Ruggero Zeni, 69 anni, residente a Málaga.
Secondo quanto riferito dai rappresentanti della Flotilla, numerosi attivisti avrebbero riportato ferite e gravi conseguenze psicologiche durante la detenzione. Zeni si trova ricoverato presso l’ospedale Basaksehir Cam ve Sakura di Istanbul per i postumi di un colpo ricevuto al fegato, che secondo il racconto dei familiari sarebbe stato sferrato da una guardia carceraria israeliana. Le sue condizioni sarebbero in miglioramento e il rientro in Spagna potrebbe avvenire nei prossimi giorni.
Nel frattempo, in Italia, la Procura di Roma ha avviato accertamenti sui fatti avvenuti durante l’abbordaggio della missione umanitaria e la successiva detenzione degli attivisti. Sono già stati ascoltati il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto e il giornalista Alessandro Mantovani, tra i primi connazionali rimpatriati.
Dalle loro testimonianze emergono accuse molto pesanti. I magistrati stanno valutando ipotesi di reato che vanno dal sequestro di persona alla tortura, fino alla violenza sessuale. Sotto esame anche un video diffuso sui social dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, nel quale gli attivisti compaiono inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena. Gli investigatori analizzeranno le immagini per verificare la presenza di cittadini italiani e valutare eventuali elementi di umiliazione o maltrattamento.
Parallelamente, il team legale italiano che assiste gli attivisti sta preparando un’integrazione alla denuncia già presentata nei giorni scorsi. Le avvocate stanno raccogliendo nuove testimonianze sui presunti abusi subiti durante la missione e la detenzione.
I racconti forniti da alcuni partecipanti descrivono condizioni estremamente dure. Gli attivisti fiorentini Dario Salvetti e Antonella Bundu parlano di violenze fisiche, uso di taser, colpi sparati con pallini, molestie sessuali e pratiche di intimidazione psicologica. Secondo le loro dichiarazioni, le persone fermate sarebbero state costrette in container circondati da filo spinato e colpite con getti di liquido irritante sparati da cannoni ad acqua.
Nonostante quanto vissuto, molti attivisti ribadiscono di non voler rinunciare alla loro mobilitazione a sostegno della popolazione palestinese. “Lo rifaremmo”, affermano, sostenendo che la loro esperienza non sia paragonabile alle sofferenze quotidiane vissute a Gaza.
Alla vicenda si è aggiunta anche una presa di posizione del mondo cattolico. La rete internazionale “Preti contro il Genocidio”, che riunisce sacerdoti e vescovi di decine di Paesi, ha inviato una lettera aperta alla Conferenza Episcopale Italiana chiedendo una presa di posizione chiara sulla situazione nei territori palestinesi e sull’abbordaggio della Flotilla da parte della marina israeliana.
Nel documento, i firmatari esprimono preoccupazione per il rischio che il silenzio delle istituzioni e delle comunità internazionali possa trasformarsi in una forma di complicità di fronte alla crisi umanitaria in corso in Medio Oriente.










