Le autorità statunitensi puntano il dito contro una presunta rete internazionale legata ai servizi di intelligence russi. Cinque persone sono state incriminate negli Stati Uniti con l’accusa di aver organizzato attività di sorveglianza, tentativi di reclutamento e piani per omicidi mirati contro dissidenti, oltre ad azioni contro infrastrutture civili e militari in Paesi europei schierati a sostegno dell’Ucraina.
Secondo il Dipartimento di Giustizia americano, gli imputati avrebbero cercato di assoldare persone negli Stati Uniti e all’estero per controllare e colpire obiettivi individuati dai servizi russi. Le autorità hanno definito il gruppo una “rete globale di omicidi”, sostenendo che alcune delle attività pianificate avrebbero riguardato anche atti di terrorismo contro infrastrutture in Europa.
Tra gli accusati figurano Yuri Khrameev, Kirill Khrameev e Oemis Romagoza Durruthy, indicati come figure di alto livello collegate all’intelligence russa. Gli altri due imputati, Yaidel Delgado Suarez e Angel Eduardo Castro, avrebbero invece tentato di reclutare qualcuno per sorvegliare e uccidere un dissidente russo residente negli Stati Uniti.
Nei documenti giudiziari le presunte vittime non vengono identificate per nome, ma indicate come “Victim-1” e “Victim-2”. Le somme offerte per i diversi incarichi, secondo gli investigatori, variavano da poche centinaia fino a decine di migliaia di dollari.
Il procuratore Jamie McDonald ha accusato gli imputati di aver agito per conto dell’intelligence russa con l’obiettivo di provocare violenza e destabilizzazione. I cinque, attualmente latitanti, rischierebbero pene superiori ai vent’anni di carcere.
Da Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha evitato commenti nel merito, affermando che la Russia non intende esprimersi fino alla presentazione di prove ritenute convincenti.
La vicenda si inserisce in una fase già delicata dei rapporti tra Stati Uniti e Russia. Dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, Washington ha riaperto diversi canali di comunicazione con Mosca nel tentativo di favorire una soluzione al conflitto in Ucraina. Gli inviati presidenziali Steve Witkoff e Jared Kushner si sono recati più volte in Russia, mentre anche il direttore della Cia John Ratcliffe avrebbe recentemente effettuato una visita a Mosca.
Sul fronte europeo restano intanto alte le tensioni legate alla sicurezza. Il presidente lituano Gitanas Nauseda ha riferito che un drone abbattuto in Lituania da due caccia italiani della Nato sarebbe stato un velivolo di tipo russo Gerbera, probabilmente diretto verso l’Ucraina e non verso il territorio lituano.
Nuove accuse e sospetti riguardano anche episodi legati ai droni in Germania e le minacce denunciate dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante alcuni spostamenti aerei.
Il quadro resta quindi segnato da forti tensioni diplomatiche e militari. I contatti per una possibile tregua non hanno ancora prodotto una svolta concreta, mentre proseguono gli attacchi in Ucraina e le operazioni contro esponenti militari russi. In questo scenario, le nuove accuse formulate dagli Stati Uniti rischiano di aggiungere un ulteriore elemento di frizione nei già complessi rapporti tra Washington e Mosca.










