Le relazioni tra la Santa Sede e gli Stati Uniti necessitano di “un rinnovato impegno” e, soprattutto, di un lavoro costante “in favore della pace”. È questo il messaggio emerso dall’incontro in Vaticano tra il Pontefice e il segretario di Stato americano Marco Rubio, in un clima definito prudente ma segnato da un primo tentativo di riavvicinamento diplomatico.
La nota diffusa dalla Santa Sede, estremamente sintetica e calibrata nei toni, parla di “cordiali colloqui”, formula abituale della diplomazia vaticana ma che, in questo caso, assume un significato particolare alla luce delle tensioni degli ultimi mesi. Il faccia a faccia rappresenta infatti il primo passo verso una possibile ricucitura dei rapporti dopo le ripetute critiche rivolte dal presidente Donald Trump a Papa Leone.
Nonostante le aperture, in Vaticano prevale ancora la cautela. Lo dimostrano sia la lunga attesa prima della diffusione del comunicato ufficiale, sia le parole del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, che alla vigilia aveva parlato di “strani attacchi” riferendosi alle polemiche provenienti dagli ambienti vicini all’amministrazione americana. Diverso il tono scelto da Washington, che ha subito evidenziato “la solidità delle relazioni tra Stati Uniti e Santa Sede” e il comune impegno per “pace e dignità umana”.
Nessuno, però, parla apertamente di svolta diplomatica. Piuttosto, si intravede un iniziale disgelo. L’incontro, richiesto dagli Stati Uniti, ha permesso al Papa di riaffermare con fermezza le priorità della Santa Sede, mantenendo quella linea di dialogo aperto ma rigoroso che ha caratterizzato il suo pontificato.
Durante i 45 minuti di colloquio, svolti senza interpreti, sono stati affrontati i principali scenari di crisi internazionale. Al centro della discussione il Medio Oriente, con particolare attenzione all’Iran e al Libano, ma anche i conflitti dimenticati in Africa e la situazione di Cuba, tema particolarmente sensibile per il Vaticano. Secondo fonti vicine alla Santa Sede, il Papa avrebbe sottolineato la necessità di prestare attenzione “alle sofferenze del popolo cubano”, proprio mentre gli Stati Uniti annunciavano nuove sanzioni contro l’isola.
Successivamente Rubio ha incontrato il cardinale Parolin e il segretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher. Anche in questo secondo colloquio i dossier principali sono stati l’Iran, con i difficili negoziati internazionali ancora in corso, e Cuba, rispetto alla quale il Vaticano teme un irrigidimento della posizione americana, simile a quanto già avvenuto in Venezuela.
Nel complesso Rubio è rimasto nel Palazzo Apostolico oltre due ore e mezza, una durata significativa considerando che non si trattava di una visita di un capo di Stato. Gli attriti legati agli attacchi di Trump non sono stati affrontati pubblicamente, anche se, secondo indiscrezioni, il segretario di Stato americano avrebbe accennato al fatto che le parole del presidente sarebbero state “male interpretate”.
Le immagini diffuse al termine dell’incontro mostrano un clima disteso e sorrisi reciproci, soprattutto da parte del Pontefice. A suggellare il momento anche lo scambio di doni: Rubio ha regalato un fermacarte a forma di palla da baseball, scherzando sul fatto che fosse difficile trovare un regalo “per chi ha già tutto”. Il Papa ha invece donato una penna in legno d’ulivo, ricordando che “l’ulivo è la pianta della pace”, un messaggio simbolico che sintetizza la linea della Santa Sede in questa delicata fase internazionale.
Dopo la tappa vaticana, Rubio proseguirà la sua visita italiana con un incontro a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.










