La musica italiana perde una delle sue voci più eleganti e riconoscibili: Ornella Vanoni è morta a Milano all’età di 91 anni, colpita da un malore nella sua abitazione poco prima delle 23. Nata nel 1934, figlia di un industriale farmaceutico, Vanoni ha attraversato oltre sei decenni di spettacolo, diventando una delle interpreti più amate e raffinate del panorama musicale italiano.
Dopo gli studi tra collegi svizzeri, francesi e inglesi, il suo destino sembrava indirizzarla verso l’estetica, ma nel 1953 l’iscrizione all’Accademia del Piccolo Teatro cambia per sempre la sua vita. Qui incontra Giorgio Strehler, suo primo grande amore, e debutta come attrice nel 1956 in Sei personaggi in cerca d’autore. Poco dopo, però, si apre per lei la strada della musica: dal 1957 inizia la carriera da cantante, distinguendosi con le celebri “canzoni della mala”, che porta anche al Festival di Spoleto nel 1959.
Nel 1960 nasce la storia d’amore – intensa e tormentata – con Gino Paoli, che le dedica capolavori come Senza fine e Me in tutto il mondo. Nello stesso anno sposa l’impresario Lucio Ardenzi, matrimonio che definirà poi “un errore”: i due si separano poco prima della nascita del figlio Cristiano nel 1962.
Vanoni è l’unica donna ad aver vinto due Premi Tenco e vanta otto partecipazioni al Festival di Sanremo, raggiungendo un secondo posto nel 1968 con Casa bianca e diversi piazzamenti di prestigio. Torna all’Ariston come ospite numerose volte, fino al 2023. Ha collaborato con i più grandi nomi della musica italiana – da Paolo Conte a De André, Fossati, Dalla – e con leggende del jazz internazionale come George Benson, Ron Carter, Herbie Hancock, Lee Konitz. Nel corso della sua carriera ha venduto quasi 60 milioni di dischi nel mondo.
Con la sua voce inconfondibile, elegante e malinconica, Ornella Vanoni lascia un’eredità artistica immensa e un vuoto profondo nella cultura italiana.










