Giorgia Meloni rompe gli indugi e accetta la proposta di un confronto pubblico con Elly Schlein alla kermesse di Atreju, ponendo però una condizione: includere anche Giuseppe Conte. La premier, dopo un giorno di riflessioni, spiega che la scelta nasce da due ragioni. Da un lato vuole rispettare il leader del M5s, che in passato ha partecipato ad Atreju senza imporre condizioni; dall’altro afferma che non spetta a lei decidere chi debba essere il leader dell’opposizione, visto che il fronte avversario non ha ancora individuato un’unica guida.
La decisione accende la polemica. Schlein parla di un “rifiuto” del confronto a due e ironizza: “Vuole il confronto di coalizione? Portasse anche Salvini e Tajani, e noi porteremo Fratoianni e Bonelli”. La segretaria del Pd rilancia così la sfida, sottolineando che Meloni “forse oggi ha più paura dopo le regionali”.
Conte, dal canto suo, ricorda di aver già chiesto un confronto diretto con la premier l’anno precedente, senza ricevere risposta. Ora accetta l’invito, definendo il dialogo politico un elemento necessario in una “democrazia malata”. La sua presenza evita che l’evento si trasformi in un duello Meloni-Schlein in vista delle politiche del 2025.
Nel centrosinistra emergono nuove divisioni: Angelo Bonelli (Avs) parteciperà ad Atreju, mentre Nicola Fratoianni declina l’invito, affermando che il confronto con la destra deve rimanere nelle sedi istituzionali. La replica degli organizzatori è piccata: “Atreju non morde”.
Intanto Fratelli d’Italia lavora al programma della manifestazione, che si terrà ai giardini di Castel Sant’Angelo. È già confermato l’intervento in videocollegamento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il discorso conclusivo di Meloni. Resta improbabile un vero confronto a tre, ma il tema centrale sembra delinearsi: la possibile modifica della legge elettorale, legata al progetto di premierato.
Il centrodestra considera la riforma una priorità, mentre le opposizioni la definiscono una reazione “nervosa” alle recenti Regionali e una “vergogna” da evitare a fine legislatura.










