La Corte Costituzionale ha emesso una sentenza sulla legge Calderoli sull’autonomia differenziata, stabilendo che il provvedimento nel suo complesso è conforme alla Costituzione, ma dichiarando incostituzionali alcune specifiche disposizioni. La decisione arriva dopo il ricorso presentato da quattro Regioni – Campania, Puglia, Sardegna e Toscana – che avevano contestato alcuni aspetti della legge.

In particolare, la Consulta ha bocciato la norma che affidava al Presidente del Consiglio il potere di aggiornare i Livelli Essenziali di Prestazione (LEP) senza un coinvolgimento parlamentare, considerato necessario per garantire la tutela dei diritti civili e sociali in tutte le regioni italiane. È stata inoltre giudicata illegittima la possibilità di modificare le aliquote fiscali destinate al finanziamento delle funzioni trasferite alle regioni tramite decreti interministeriali, perché potrebbe favorire regioni meno efficienti, senza assicurare l’adeguato utilizzo delle risorse.

La sentenza della Corte ha suscitato reazioni contrastanti nel panorama politico. Le forze di opposizione, tra cui PD e M5S, hanno accolto la decisione come un segnale di difesa dell’unità nazionale. Elly Schlein, segretaria del PD, ha criticato la legge come un tentativo mal concepito di frammentare il Paese, mentre Giuseppe Conte del M5S ha ribadito che la riforma minava l’integrità dell’Italia.

Dal centrodestra, la Lega ha espresso soddisfazione, affermando che la legge, pur necessitando di alcuni correttivi, ha superato il vaglio costituzionale. Anche Forza Italia ha accolto positivamente il richiamo della Corte alla necessità di definire i LEP, riconoscendo l’importanza di un’autonomia funzionale ma rispettosa della Costituzione. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e quello della Lombardia, Attilio Fontana, hanno ribadito che il processo di autonomia differenziata proseguirà per soddisfare le richieste dei territori.

La decisione della Corte pone l’accento sul principio di sussidiarietà, sottolineando che l’autonomia deve essere volta a migliorare l’efficienza pubblica e rispondere ai bisogni dei cittadini, senza indebolire il ruolo costituzionale del Parlamento. La sentenza, attesa nelle sue motivazioni nelle prossime settimane, avrà implicazioni anche sui quesiti referendari legati alla riforma, potenzialmente influenzandone l’esito.