Alla vigilia dell’apertura della Biennale di Venezia, l’edizione numero 61 si apre sotto il segno delle polemiche. Al centro del dibattito internazionale c’è la partecipazione della Russia, duramente contestata dall’Unione Europea, che ha rinnovato la propria condanna chiedendo chiarimenti al governo italiano sul rispetto delle sanzioni.

Da Bruxelles, la vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen ha espresso una posizione netta, sottolineando come la presenza russa contrasti con i valori celebrati proprio nella Giornata dell’Europa, dedicata alla pace. L’UE ha inoltre avvertito che, in caso di violazioni legate ai finanziamenti del programma Creative Europe, potrebbe arrivare alla sospensione o revoca dei fondi destinati alla manifestazione.

Di fronte alle pressioni, la Biennale difende il proprio operato, ribadendo di aver rispettato tutte le normative nazionali e internazionali e di non avere competenze dirette nell’imposizione di sanzioni. L’ente ha annunciato che fornirà risposte formali alle richieste europee nei tempi previsti.

Nel frattempo, a Venezia si entra nel vivo della manifestazione. Tra i padiglioni dei Giardini e dell’Arsenale, riservati inizialmente a stampa e addetti ai lavori, il clima artistico convive con le tensioni politiche. Il presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, ha mantenuto un profilo prudente, rinviando ogni commento ufficiale alla conferenza stampa inaugurale.

Particolare attenzione si concentra sul Padiglione russo, riaperto dopo anni di chiusura e caratterizzato da installazioni evocative e performance artistiche. Tuttavia, la sua presenza continua ad alimentare proteste e divisioni.

Accanto alla questione russa, emergono anche altre contestazioni: un gruppo di artisti internazionali ha organizzato una manifestazione pacifica a sostegno della Palestina, denunciando la situazione a Gaza e portando il tema nel cuore della rassegna.

Nonostante le polemiche, la Biennale si conferma un palcoscenico globale dove arte e geopolitica si intrecciano. Anche il mondo politico italiano segue da vicino l’evento: il vicepremier Matteo Salvini ha annunciato la sua visita, auspicando una ricomposizione delle tensioni.

L’edizione 2026 si apre dunque in un clima complesso, in cui la vocazione culturale della Biennale si confronta con le dinamiche internazionali, trasformando Venezia in un crocevia non solo artistico, ma anche politico.