Il caldo estremo di questi giorni sta mettendo in difficoltà anche lo svolgimento degli esami di maturità. In diverse scuole italiane, da nord a sud, si moltiplicano le segnalazioni di studenti colti da malore durante le prove, professori costretti ad aprire finestre bloccate con mezzi di fortuna e personale scolastico che porta ventilatori da casa per rendere più sopportabili le ore trascorse in aula.

La situazione ha riaperto il dibattito sulla necessità di ripensare gli esami di Stato alla luce dei cambiamenti climatici. Le temperature sempre più elevate, infatti, rendono complicato affrontare prove scritte e orali in edifici spesso vecchi, poco isolati e privi di impianti di climatizzazione. Secondo alcuni docenti, non si tratta più di un disagio occasionale, ma di un problema strutturale che richiede risposte politiche e organizzative.

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha assicurato che il Governo sta lavorando a una soluzione stabile per la climatizzazione delle scuole. Il tema, ha spiegato, riguarda anche gli enti locali, proprietari degli immobili scolastici, per i quali sarebbe necessario prevedere incentivi economici specifici. Negli ultimi anni, anche grazie ai fondi del Pnrr, sono aumentati gli interventi sugli edifici scolastici, ma il ritardo resta consistente.

I numeri confermano la portata del problema. Attualmente solo il 7,42% degli istituti italiani, pari a 4.457 sedi, risulta dotato di impianti di climatizzazione o ventilazione. Nonostante un aumento di 490 scuole rispetto alla rilevazione precedente, oltre il 90% degli edifici resta ancora senza sistemi adeguati per affrontare le ondate di calore. La situazione è particolarmente critica in regioni come Emilia-Romagna e Veneto, mentre le Marche rappresentano un caso più virtuoso, con oltre il 30% degli istituti climatizzati.

Secondo il Coordinamento dei docenti per i diritti umani, per intervenire in modo efficace servirebbero circa 3,7 miliardi di euro. Le risorse dovrebbero essere destinate non solo all’installazione di impianti di climatizzazione, ma anche all’adeguamento delle reti elettriche, alle schermature solari, all’efficientamento energetico, al fotovoltaico e ai sistemi di monitoraggio della qualità dell’aria.

Dagli enti locali arrivano però richieste di sostegno economico. Daniele Parrucci, delegato del sindaco per l’edilizia scolastica nella Città metropolitana di Roma, ha spiegato che l’installazione di impianti di refrigerazione sarebbe una possibilità concreta, ma mancano i fondi. Le emergenze già aperte, tra amianto e necessità di nuove sedi, richiedono infatti investimenti importanti e rendono indispensabile un intervento di Regione e Stato.

Anche dal mondo della scuola e della politica arrivano appelli per un piano straordinario. Il consigliere regionale Alessio D’Amato ha chiesto lo stanziamento di fondi specifici, mentre Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma, ha invocato un vero “Piano scuola” dopo il Piano Casa.

In attesa di interventi strutturali, il presidente nazionale dei presidi Antonello Giannelli propone alcune misure immediate: anticipare gli orali alle prime ore del mattino, utilizzare locali climatizzati quando disponibili e garantire acqua a studenti, docenti e personale scolastico.

La maturità, dunque, si trova a fare i conti non solo con l’emozione delle prove, ma anche con una nuova emergenza legata al clima. Un problema che non può più essere affrontato con soluzioni improvvisate, ma richiede una strategia nazionale per rendere le scuole luoghi sicuri, vivibili e adeguati alle temperature sempre più elevate.