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Continuano le polemiche dopo la diffusione del video in cui un gruppo di giovani, all’interno della sede di Fratelli d’Italia a Parma, intona canti fascisti e inneggia al duce, sventolando una bandiera tricolore. I fatti risalgono alla sera del 28 ottobre, anniversario della marcia su Roma, e hanno immediatamente scatenato reazioni politiche e istituzionali.

Mentre la premier Giorgia Meloni non ha ancora preso posizione, all’interno del partito è arrivata una netta condanna da parte del ministro della Difesa Guido Crosetto: “Quelle persone vanno prese a calci e mandate via. Non hanno nulla a che fare con Fratelli d’Italia”.

Anche la giovanile del partito, Gioventù Nazionale, ha reagito destituendo il coordinatore provinciale di Parma, Jacopo Tagliati, e annunciando la nomina di un commissario. Chiunque dei ragazzi coinvolti risulti iscritto al movimento, sarà espulso.

Nel frattempo, la Procura di Parma ha aperto un fascicolo d’indagine – al momento senza indagati né ipotesi di reato – per fare chiarezza sull’accaduto.

Il video, girato da un passante e diventato virale in poche ore, mostra un gruppo di giovani che canta “Me ne frego” e altri cori di ispirazione fascista. La vicenda ha scosso la città, medaglia d’oro per la Resistenza, dove si moltiplicano le manifestazioni antifasciste. Dopo il presidio del collettivo Azione Antifascista, per domani è prevista una nuova mobilitazione davanti al monumento al Partigiano in piazzale della Pace, promossa da Anpi, Cgil, Pd, Movimento 5 Stelle, Avs, Legambiente e altre associazioni.

Sul piano politico, l’opposizione accusa la premier di mancata condanna. La segretaria del Pd Elly Schlein e i leader di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, hanno invitato Meloni a prendere posizione. “La presidente interviene solo per attaccare l’opposizione – ha detto Bonelli – ma tace di fronte a episodi di apologia del fascismo nel suo partito”.

Per Fratoianni, “Fratelli d’Italia è ancora attraversato da rigurgiti fascisti: servirebbe un atto netto di rottura, non solo un commissariamento locale”.

Sulla stessa linea anche Riccardo Magi di Più Europa, che parla di un “filo nero che lega il partito di governo alla dittatura del passato”, accusando FdI di non aver ancora preso le distanze in modo chiaro.

La vicenda, tra indagini in corso e tensioni politiche, riaccende così il dibattito sulla memoria storica e l’identità della destra italiana.