Dopo anni di indagini, scontri politici e oltre tre anni di processo, il caso “Angeli e Demoni” — noto come il caso Bibbiano — si conclude con un verdetto che ridimensiona drasticamente le accuse iniziali. Dei 14 imputati e più di 100 capi d’accusa, il Tribunale di Reggio Emilia ha emesso solo tre condanne, tutte con pena sospesa.
L’ex responsabile dei servizi sociali dell’Unione Val d’Enza, Federica Anghinolfi, è stata condannata a due anni per falso in atto pubblico. L’assistente sociale Francesco Monopoli ha ricevuto un anno e otto mesi per lo stesso reato. La neuropsichiatra Floriana Murru ha avuto cinque mesi per rivelazione di segreto. Il resto delle accuse — che andavano da frode processuale a maltrattamenti su minori, violenza privata e peculato — è caduto tra assoluzioni e prescrizioni.
Cade così la narrazione di un sistema illecito di affidi costruito su perizie manipolate e interessi economici, mai riconosciuto dal collegio giudicante. Già in precedenza, Claudio Foti, psicoterapeuta della onlus Hansel & Gretel e figura centrale del caso, era stato assolto in via definitiva dalla Cassazione. Anche la sua ex moglie, Nadia Bolognini, esce dal processo senza condanne, nonostante l’accusa avesse chiesto per lei otto anni.
Altro protagonista del caso, l’ex sindaco di Bibbiano Andrea Carletti (PD), era stato coinvolto all’inizio con l’arresto domiciliare, ma è uscito dal processo dopo l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio. Il PD gli ha recentemente restituito la tessera di partito.
I difensori di Anghinolfi hanno commentato con amarezza il verdetto, sottolineando come, nonostante la verità giudiziaria abbia escluso gravi colpe, il danno mediatico e umano subito sia incalcolabile: “Non è una ladra di bambini e ha sempre agito per la tutela dei minori”.
In campo politico, Maria Elena Boschi (Italia Viva) ha chiesto pubblicamente le scuse di Giorgia Meloni, ricordando il ruolo centrale che il caso ebbe nella campagna elettorale del 2019 in Emilia-Romagna, quando Bibbiano divenne il simbolo di una violenta contrapposizione politica.
Il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, ha espresso solidarietà verso chi ha vissuto un lungo incubo giudiziario: “Ancora una volta, si sono emessi giudizi affrettati, fomentando odio e paura, prima che la giustizia parlasse”.
Il caso Bibbiano si chiude così in tribunale, ma lascia aperti interrogativi su come la giustizia, la politica e l’informazione abbiano gestito una vicenda che ha segnato profondamente il dibattito pubblico italiano.










