Il caso Garlasco torna davanti al giudice. Il 18 dicembre il tribunale di Pavia discuterà la perizia genetica firmata da Denise Albani, un documento di 90 pagine che analizza il Dna estrapolato da due unghie di Chiara Poggi, la giovane uccisa 18 anni fa nella sua abitazione. L’udienza si preannuncia decisiva e già segnata da un duro confronto tra le parti.
Al centro della nuova inchiesta c’è Andrea Sempio, 37 anni, amico del fratello della vittima e unico indagato per concorso in omicidio. Secondo la perizia, il Dna maschile rinvenuto sotto le unghie di Chiara risulterebbe compatibile con quello di Sempio o con membri della sua linea paterna. Una compatibilità che, tuttavia, non raggiunge un livello di certezza scientifica assoluta, poiché si basa anche su dati documentali risalenti a precedenti analisi del 2014, ritenuti non pienamente consolidati.
Sempio ha accolto con favore il deposito della perizia, definendola un passaggio importante dopo mesi di pressione. L’indagato, che ha ribadito la propria innocenza, ha dichiarato di sentirsi rassicurato dalle conclusioni dell’elaborato e ha confermato, su consiglio dei suoi legali, che non si sottoporrà a interrogatorio fino alla chiusura delle indagini.
Durante l’udienza davanti al gip Daniela Garlaschelli, avvocati e consulenti delle parti porranno quesiti alla perita per chiarire i punti più controversi. Resta inoltre aperta la possibilità che l’incidente probatorio venga esteso all’analisi della cosiddetta “impronta 33”, rinvenuta su una parete delle scale che conducono al seminterrato della villetta di via Pascoli e attribuita dagli inquirenti a Sempio.
Seguono con attenzione gli sviluppi anche i legali di Alberto Stasi, all’epoca fidanzato di Chiara Poggi, che sta scontando una condanna definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio. Di segno opposto la posizione della famiglia Poggi, che attraverso il proprio avvocato continua a manifestare scetticismo, ritenendo che le nuove analisi non apportino elementi realmente innovativi e rischino di alimentare un’esposizione mediatica eccessiva.
Il consulente della famiglia, il criminologo Dario Redaelli, ha tuttavia annunciato nuovi accertamenti su alcuni oggetti indossati dalla vittima il giorno del delitto, come gioielli e accessori finora non analizzati. Elementi che potrebbero aprire ulteriori scenari in una vicenda giudiziaria che, a distanza di quasi due decenni, continua a far discutere e a cercare risposte definitive.










