In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il teatro Regio di Parma ha posizionato sugli scalini dell'ingresso alcune scarpe rosse, 25 novembre 2019. ANSA/SANDRO CAPATTI

Nel 2024 in Italia sono attivi 409 Centri antiviolenza (CAV), in aumento rispetto agli anni precedenti, e oltre 36mila donne hanno avviato un percorso per uscire da situazioni di violenza con il loro supporto. È quanto emerge dal Focus Istat sul sistema di protezione delle vittime, realizzato in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità e le Regioni, nell’ambito delle rilevazioni previste dalla Convenzione di Istanbul e dalla legge sulle statistiche di genere.

I centri attivi sul territorio sono cresciuti del 45,6% rispetto al 2017. Nel 2024 hanno risposto all’indagine 364 strutture, contattate complessivamente da 61.370 donne, con una media di 169 richieste per centro.
Oltre la metà dei CAV opera anche attraverso sportelli territoriali: in totale sono 702, circa quattro per ogni centro che ne dispone.

A sostenere le attività sono quasi 7mila operatrici, anche se il peso del volontariato è in calo rispetto al passato. Tutti i centri garantiscono servizi gratuiti di ascolto, supporto psicologico e legale, orientamento al lavoro e accompagnamento nella rete dei servizi.

Nel 2024 sono poco più di 36.400 le donne che hanno intrapreso un percorso per liberarsi dalla violenza, in aumento rispetto agli anni precedenti.
La maggioranza ha tra i 30 e i 49 anni, il 73% è italiana e il 27% straniera. Più della metà vive con i figli e quasi la metà non è economicamente autonoma.

Le forme di violenza più diffuse sono:

violenza psicologica (quasi 9 donne su 10),

violenza fisica (64,5%),

minacce (52,3%),

violenza economica (39,7%),

violenza sessuale, compresi stupro o tentato stupro (oltre il 20% considerando tutte le forme).

In molti casi le violenze si sommano: solo il 15,7% delle vittime ha subìto un solo tipo di abuso, mentre oltre il 30% ne ha subìti quattro o più.

Violenza soprattutto in famiglia o nella coppia

Nel 79% dei casi l’autore è il partner o l’ex partner, nel 10,7% un altro familiare e nel restante 10% una persona esterna al nucleo familiare.
Gli autori sono quasi sempre uomini e spesso hanno tra i 30 e i 59 anni.

Molto alto anche il coinvolgimento dei figli:

nel 79,2% dei casi assistono alla violenza contro la madre,

nel 24,7% subiscono a loro volta maltrattamenti.

Tempi lunghi per i provvedimenti di protezione

Quando viene richiesto l’allontanamento del maltrattante o il divieto di avvicinamento, solo il 18,7% dei provvedimenti arriva entro una settimana e oltre il 12% richiede più di due mesi.
Le denunce riguardano il 43% degli autori, ma non sempre portano rapidamente a misure di tutela.

In forte aumento le donne con disabilità che si rivolgono ai centri: oltre 2.800 nel 2024, più del doppio rispetto al 2020.
Quasi 10mila le donne straniere in percorso di uscita, mediamente più giovani e più spesso vittime di violenze fisiche o sessuali.

Autonomia economica decisiva per uscire dalla violenza

Il percorso di uscita è più difficile per chi non ha indipendenza economica o una rete di supporto familiare.
Al contrario, le probabilità di riuscita aumentano quando la violenza dura da meno tempo, i figli non sono coinvolti e il contatto con il centro è continuo.

Alla fine del 2024:

il 17,9% delle donne ha raggiunto gli obiettivi del percorso,

il 44,4% è ancora seguito dai centri,

il 26,3% ha interrotto il percorso.

Secondo l’Istat, l’autonomia economica e abitativa resta il fattore più importante per permettere alle vittime di ricostruire una vita libera dalla violenza.