Si riaccende il dibattito sulla leadership del centrosinistra con una possibile novità: la sindaca di Genova Silvia Salis apre, per la prima volta, all’ipotesi di una candidatura nazionale contro la premier Giorgia Meloni.
In un’intervista, Salis ha ammesso che, di fronte a una richiesta unitaria, prenderebbe in considerazione la possibilità di scendere in campo, pur ribadendo il suo impegno verso la città di Genova. “Non posso ignorare questa attenzione nazionale”, ha dichiarato, sottolineando però di non voler venir meno al mandato ricevuto dai cittadini.
Resta fermo il suo no alle primarie, considerate potenzialmente divisive, ma la sindaca si dice disponibile a valutare una candidatura condivisa che possa unire le diverse anime del centrosinistra. Una posizione che alimenta le manovre politiche in corso, soprattutto tra i centristi, che vedono in lei un profilo capace di attrarre consenso anche oltre l’area progressista.
L’ipotesi Salis trova aperture anche in alcuni settori del Partito Democratico, dove però la linea ufficiale resta prudente. L’ex ministro Dario Franceschini ha confermato il sostegno alla segretaria Elly Schlein, mentre il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha espresso apertamente apprezzamento per la sindaca, pur dubitando di una sua partecipazione alle primarie.
Nel frattempo, il percorso del centrosinistra resta ancora aperto. Giuseppe Conte insiste sulla priorità del programma rispetto alla scelta del leader, mentre Schlein ribadisce che le primarie non sono l’unica opzione, pur dichiarandosi pronta a parteciparvi qualora venissero indette.
Il confronto interno si intreccia con tensioni politiche più ampie, sia sul piano nazionale che internazionale, mentre il centrosinistra cerca una sintesi tra leadership e contenuti. In questo scenario fluido, la figura di Salis emerge come possibile elemento di mediazione, ma la decisione finale resta legata a un delicato equilibrio tra alleati e strategie future.










