A cinquant’anni dalla morte di Sergio Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù ucciso a Milano a soli diciotto anni da esponenti di Avanguardia Operaia, si rinnova il richiamo a una memoria condivisa delle vittime degli anni di piombo.

Nel corso dell’evento “Le idee hanno bisogno di coraggio”, tenutosi nell’auditorium di Regione Lombardia, la premier Giorgia Meloni ha ricordato Ramelli come “un simbolo” di una stagione segnata dall’odio politico e ha invitato a “ricucire una ferita profonda” che deve unire tutte le vittime, di destra e di sinistra. Meloni ha inoltre lanciato un appello ai giovani a non farsi ingannare da “falsi profeti” e “cattivi maestri”.

Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa ha sottolineato l’importanza di una memoria comune, citando anche i casi di Fausto Tinelli e Lorenzo “Iaio” Iannucci, esponenti della sinistra uccisi nel 1978, per cui non è ancora stata fatta giustizia.

Nel frattempo, continua a crescere il numero di città che dedicano strade o piazze a Ramelli: sono ora 38, tra cui Sesto San Giovanni, che ha intitolato uno slargo anche a Enrico Pedenovi, altro esponente del Msi assassinato negli anni di piombo. Tuttavia, la dedica ha suscitato proteste da parte di Anpi, Sinistra Italiana e PD, che pur riconoscendo la necessità di ricordare le vittime innocenti, mettono in guardia dal rischio di “riabilitare valori neofascisti”.

Non mancano le polemiche anche in vista del tradizionale corteo commemorativo, che si conclude con il “presente” e il saluto romano. La ministra del Turismo Daniela Santanchè ha preso le distanze da tali manifestazioni, ribadendo che “non appartengono a Fratelli d’Italia” e che non contribuiscono alla pacificazione.

Domani si terrà la cerimonia ufficiale ai giardini dedicati a Ramelli a Milano, alla presenza del sindaco Giuseppe Sala, che però – diversamente da quanto auspicato da La Russa – non parteciperà con la fascia tricolore.