Un attentato ha sconvolto la scena politica colombiana: il senatore di destra Miguel Uribe Turbay, candidato alle elezioni presidenziali del 2026, è stato gravemente ferito da tre colpi d’arma da fuoco durante un comizio tenutosi nel quartiere Modelia di Bogotà.
Secondo il bollettino medico dell’ospedale Fundación Santa Fe, dove è ricoverato, Uribe – 39 anni – è stato colpito alla testa e al ginocchio, ed è stato sottoposto a interventi neurochirurgici e chirurgia ortopedica. Attualmente si trova in terapia intensiva e la sua prognosi è riservata.
L’autore dell’attentato è un ragazzo di soli 15 anni, arrestato dalla polizia subito dopo l’aggressione. Il giovane era in possesso di una pistola semiautomatica Glock, utilizzata per colpire il politico.
Un video diffuso sui social mostra il momento esatto dell’attacco: si sentono diversi spari mentre Uribe parla, poi le immagini lo ritraggono sanguinante e privo di sensi, assistito dai suoi collaboratori.
L’episodio ha provocato indignazione a livello nazionale e internazionale. In Italia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto chiarezza, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito l’attentato “un gesto vile che vuole riportare la Colombia agli anni più bui della violenza e del terrorismo”. Più diretto il segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha accusato la “retorica violenta della sinistra” di alimentare un clima pericoloso.
Il presidente progressista colombiano Gustavo Petro, pur chiamato in causa, ha condannato fermamente l’attacco, definendolo “un atto di violenza contro la democrazia e la libertà di pensiero”.
Miguel Uribe è una figura di spicco del Centro Democratico, il principale partito di destra, guidato dall’ex presidente Álvaro Uribe (senza legami familiari). Proviene da una famiglia storica della politica colombiana: è nipote di Julio César Turbay, presidente tra il 1978 e il 1982, e figlio della giornalista Diana Turbay, uccisa nel 1991 dopo essere stata sequestrata da uomini vicini a Pablo Escobar.
L’attentato richiama alla memoria le pratiche violente dei cartelli degli anni ’80 e ’90, con l’impiego di minorenni per eseguire missioni letali. Per questo, il governo ha annunciato una ricompensa di 3 miliardi di pesos (circa 638 mila euro) per informazioni utili a identificare i mandanti dell’attacco.










