A Bruxelles si sta vivendo una fase di alta tensione politica in vista delle audizioni dei sei candidati per le vicepresidenze esecutive della Commissione Europea, tra cui l’italiano Raffaele Fitto. Sul candidato italiano si è innescato un acceso confronto tra il Partito Popolare Europeo (Ppe) e i partiti di centro-sinistra come Socialisti (S&D), Verdi e Renew Europe, preoccupati che il Ppe stia aprendo eccessivamente verso le forze di destra.

L’accordo fra le forze europeiste rischia di rompersi, con il gruppo socialista S&D che sostiene la candidata Teresa Ribera e si oppone alla parità di trattamento con Fitto, appoggiato invece dal leader del Ppe, Manfred Weber. La presidente dei Socialisti, Iratxe Garcia Perez, ha criticato questa apertura alle destre, avvertendo che se il Ppe insiste nel sostenere Fitto, sarà Weber a rispondere della crisi dell’accordo.

La situazione potrebbe precipitare in un gioco di veti incrociati. I Socialisti e i Verdi potrebbero bloccare Fitto, e il Ppe risponderebbe congelando i voti per Ribera e per altri candidati liberali. La posizione di Renew resta incerta, poiché il gruppo liberale potrebbe decidere di appoggiare Fitto per garantire l’approvazione dei propri candidati, mantenendo un equilibrio pragmatico. In questo clima di forte suspense, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, potrebbe dover intervenire per mediare.

In Italia, le tensioni risuonano sul piano politico: Fratelli d’Italia ha criticato l’atteggiamento dei Socialisti e accusato il Partito Democratico di non difendere gli interessi italiani a Bruxelles. Un eventuale blocco della candidatura di Fitto potrebbe avere ripercussioni politiche più ampie, coinvolgendo anche la premier Giorgia Meloni, che potrebbe reagire sul piano diplomatico.