La speranza di una tregua a Gaza subisce un nuovo colpo dopo la controproposta di Hamas sui negoziati in corso a Doha. Il gruppo palestinese ha avanzato richieste più onerose rispetto ai punti accettati da Israele, chiedendo la liberazione di 200 detenuti palestinesi condannati all’ergastolo per attacchi contro israeliani e di altri 2.000 prigionieri arrestati dopo il 7 ottobre, in cambio di soli 10 ostaggi vivi. Inoltre, Hamas pretende l’inserimento di una clausola che impedisca la ripresa della guerra al termine dei 60 giorni di cessate il fuoco.

In risposta, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha richiamato il team negoziale da Doha per “consultazioni”, alimentando voci di crisi e stallo nei colloqui. La situazione è precipitata con l’annuncio di Steve Witkoff, inviato dell’amministrazione Trump, che ha dichiarato il fallimento dei negoziati e il ritiro del team americano, accusando Hamas di “egoismo” e di mancanza di volontà nel raggiungere un cessate il fuoco.
Le richieste di Hamas hanno diviso l’opinione pubblica e i funzionari israeliani: alcuni le ritengono una base negoziale, altri le giudicano inaccettabili. Israele, dal canto suo, sperava che il richiamo dei negoziatori potesse esercitare pressione su Hamas, ma le dichiarazioni di Witkoff sembrano aver chiuso ogni spiraglio. Rimane un mistero il presunto incontro “segreto” in Sardegna, a bordo di uno yacht, tra rappresentanti di Stati Uniti, Israele e Qatar per dare slancio alle trattative, rivelatosi infine inutile.
Nel frattempo, la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza peggiora drammaticamente: negli ultimi quattro giorni, 45 persone sono morte di fame. Le parole del ministro israeliano di estrema destra Amihai Ben-Eliyahu, che ha dichiarato di voler “cancellare Gaza” e trasformare la Striscia in territorio “completamente ebraico”, hanno scatenato indignazione sia in Israele che all’estero.

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato per venerdì una “chiamata di emergenza” con Francia e Germania per discutere misure urgenti volte a fermare i massacri e garantire aiuti alla popolazione palestinese. Starmer ha ribadito la necessità di un cessate il fuoco che possa aprire la strada al riconoscimento di uno Stato palestinese.