Doveva durare circa due ore, ma si è protratta per tre ore e mezza la videoconferenza straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Unione europea dedicata alla crisi migratoria di Ceuta. Un confronto acceso, nel quale sono emerse profonde divisioni tra gli Stati membri, soprattutto tra Spagna e Italia.

Dalla riunione è arrivato un sostanziale riconoscimento dell’efficacia dell’intervento spagnolo: dei circa 72mila migranti entrati irregolarmente nell’exclave dall’inizio della crisi, 70mila sarebbero già rientrati. I ministri hanno inoltre concordato sul fatto che quanto accaduto non possa essere considerato un normale fenomeno migratorio, ma richieda un rafforzamento dei controlli alle frontiere e delle politiche di rimpatrio.

Secondo Madrid e la Commissione europea, lo spazio Schengen non sarebbe mai stato concretamente in pericolo. Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha quindi chiesto all’Italia di revocare al più presto i controlli aggiuntivi introdotti alla frontiera, definendoli privi di necessità e proporzionalità. Ha inoltre lamentato la scarsa solidarietà inizialmente dimostrata dagli altri Paesi europei.

Il clima si è progressivamente disteso quando i ministri hanno espresso il proprio sostegno alla Spagna, ribadendo la necessità di una risposta comune europea alle crisi migratorie. Le tensioni con Roma, tuttavia, restano elevate.

Il commissario europeo agli Affari interni, Magnus Brunner, ha confermato che nessun migrante proveniente da Ceuta è riuscito a entrare nell’area Schengen. Bruxelles non ha però condannato apertamente la decisione italiana, spiegando che al momento della sua adozione esistevano forti preoccupazioni e che la situazione appare ora più chiara.

Brunner ha anche criticato la recente regolarizzazione dei migranti decisa dal governo spagnolo, precisando che non sarebbe direttamente collegata agli incidenti di Ceuta, ma rappresenterebbe comunque «un segnale negativo per l’Europa».

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha adottato toni più concilianti rispetto alle dichiarazioni dei giorni precedenti. Ha espresso solidarietà alla Spagna e ha assicurato che i controlli decisi dall’Italia non costituiscono una misura contro Madrid, ma una scelta cautelare e organizzativa.

Il titolare del Viminale ha tuttavia confermato la linea dura italiana sui rimpatri, chiedendo all’Unione europea di utilizzare tutte le leve disponibili contro i Paesi terzi che rifiutano di riprendere i propri cittadini. Ha inoltre rilanciato il progetto dei centri per migranti nei Paesi extraeuropei, ricordando l’accordo sottoscritto dall’Italia con l’Albania.

Il tema degli hub, però, sarebbe rimasto marginale durante la riunione, sostenuto soltanto da cinque o sei Stati. Maggiore attenzione è stata riservata al rafforzamento delle frontiere, alla cooperazione sui rimpatri e alla necessità di una comunicazione europea più coordinata, per evitare che le emergenze vengano sfruttate attraverso campagne di disinformazione o interferenze esterne.

Il governo italiano ha infine annunciato l’assunzione straordinaria di 500 poliziotti a partire da dicembre 2026, destinati al potenziamento dei controlli alle frontiere, delle questure e delle procedure di identificazione e rilevamento fotodattiloscopico dei migranti.