La Francia si trova nuovamente al centro di una crisi istituzionale senza precedenti. A sole dodici ore dalla formazione del nuovo esecutivo, il premier Sébastien Lecornu ha presentato le proprie dimissioni al presidente Emmanuel Macron, segnando la fine del governo più breve della Quinta Repubblica.
Lecornu, incaricato un mese fa di formare un governo capace di approvare la legge finanziaria per il 2026 dopo la caduta di François Bayrou, ha spiegato di non aver trovato “le condizioni per restare primo ministro”. Il politico ha lamentato la mancanza di sostegno dei partiti e la loro incomprensione riguardo alla sua decisione di non utilizzare l’articolo 49.3 della Costituzione, che consente di far approvare una legge senza voto parlamentare.
Di fronte a questa nuova crisi, Emmanuel Macron ha chiesto al premier dimissionario di proseguire fino a mercoledì dei “negoziati finali” per definire una “piattaforma di azione e stabilità del Paese”. Il presidente si è detto pronto ad “assumersi le proprie responsabilità” qualora Lecornu non riuscisse a trovare un compromesso politico, lasciando intendere la possibilità di un nuovo scioglimento dell’Assemblea Nazionale.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Marine Le Pen (Rassemblement National) ha definito la situazione “una farsa” e ha chiesto nuove elezioni, mentre Jean-Luc Mélenchon (France Insoumise) è arrivato a invocare la destituzione del presidente. Determinante nella crisi è stato il partito dei Républicains (LR), che ha ritirato il proprio appoggio al governo dopo il ritorno di Bruno Le Maire — già ministro dell’Economia — alla Difesa, scelta considerata un affronto da gran parte della destra neogollista.
Secondo fonti parigine, la nuova squadra di governo, dominata da esponenti del partito macroniano Renaissance (10 ministri su 18), ha provocato forti tensioni e un senso di tradimento tra gli alleati del centrodestra. Di fronte al rischio di una frattura irreversibile, Lecornu ha preferito dimettersi prima ancora di tenere il suo primo Consiglio dei ministri.
L’ennesimo fallimento politico in un anno turbolento — con tre premier designati e un Parlamento frammentato in tre blocchi inconciliabili — getta la Francia in un clima di forte instabilità. Le borse hanno reagito negativamente: il Cac 40 ha perso l’1,75%, con forti cali tra i titoli bancari e assicurativi, mentre lo spread tra Francia e Italia si è ridotto, segno dell’incertezza che aleggia sulla seconda economia dell’Eurozona.
La crisi appare tutt’altro che conclusa: entro poche ore, Lecornu dovrà tentare un’ultima mediazione politica per evitare che Macron sia costretto a sciogliere nuovamente l’Assemblea e portare il Paese a nuove elezioni anticipate.










