L’intesa tra Russia e Ucraina, che Donald Trump aveva definito “molto vicina” appena un giorno prima, sembra essere già sul punto di crollare. A far deragliare i fragili progressi è un duro scambio di accuse tra Mosca e Kiev, che riporta il conflitto su binari di forte tensione diplomatica.

Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha denunciato un attacco ucraino con 91 droni contro la residenza di Vladimir Putin a Novgorod, sostenendo che l’episodio abbia compromesso la fase finale dei negoziati avviati sotto la mediazione informale di Trump.
Volodymyr Zelensky ha respinto con fermezza le accuse definendole “una tipica menzogna russa” e affermando che Kiev non compie azioni che possano minare la diplomazia.

Mosca ha annunciato l’intenzione di rivedere il proprio approccio negoziale e promette una “rappresaglia”, tema affrontato da Putin nella telefonata con Trump giudicata “positiva” dalla Casa Bianca. Kiev, dal canto suo, accusa la Russia di voler sfruttare un attacco inventato per giustificare nuovi bombardamenti, ricordando che Mosca non ha mai smesso di colpire la capitale ucraina.

Secondo il Cremlino, Trump si sarebbe detto “scioccato e indignato” dall’attacco durante una conversazione con il consigliere di Putin, Yuri Ushakov. Mosca si aspetta ora che Washington riveda il proprio atteggiamento nei confronti di Kiev, soprattutto sul tema del cessate il fuoco temporaneo che Zelensky considera necessario anche per indire un referendum sul futuro accordo di pace.

La Russia sostiene inoltre che gli Stati Uniti avrebbero già pressato l’Ucraina affinché accetti soluzioni definitive invece di puntare su tregue temporanee.

Il piano di pace in 20 punti, su cui le parti sarebbero vicine a un accordo per il 95%, resta bloccato su due questioni centrali:

Donbass: Mosca chiede il ritiro totale delle forze ucraine dai confini amministrativi della regione, mentre Kiev ribadisce che la decisione spetta al popolo ucraino.

Centrale nucleare di Zaporizhzhia: gli USA spingono per una gestione condivisa tra Washington, Kiev e Mosca; l’Ucraina rifiuta qualsiasi coinvolgimento russo.

Zelensky riferisce che l’intesa sulle garanzie di sicurezza statunitensi sarebbe “al 100%”, restando da definire soltanto la durata: gli USA propongono 15 anni prorogabili, mentre Kiev punta a un orizzonte di 30-50 anni e alla presenza stabile di truppe straniere.

Il presidente ucraino incontrerà gli alleati europei a inizio anno a Parigi, prima di recarsi a Washington con una delegazione congiunta per tentare di chiudere gli ultimi punti.

Resta però da capire se la diplomazia riuscirà a resistere alle nuove accuse incrociate e all’inasprirsi della tensione militare.