Dodici giorni di tempo per trovare un accordo ed evitare l’ombra dei dazi americani voluti da Donald Trump. Le trattative tra Unione Europea e Stati Uniti si sono riaccese dopo la presentazione di una proposta preliminare da parte di Washington: il documento, ancora privo di cifre ufficiali, prevede dazi del 10% sui prodotti europei, mentre le tariffe Ue resterebbero azzerate. L’obiettivo è giungere a un’intesa provvisoria entro il 9 luglio, data in cui scadrà la sospensione delle tariffe punitive imposte dall’amministrazione Trump.

Nonostante la possibilitĂ  di un rinvio, Bruxelles punta a chiudere prima della scadenza. Tuttavia, nessuno a Bruxelles esulta: la proposta americana è giudicata vaga e riservata, tanto che solo pochi membri della Commissione hanno avuto accesso al documento. La presidente Ursula von der Leyen ne ha parlato al Consiglio europeo, mentre il commissario Maros Sefcovic ha discusso con il negoziatore statunitense Jamieson Greer, descrivendo il colloquio come “costruttivo”.

Ma nel contesto pesano le incognite Trump. L’ex presidente – sempre più centrale nello scenario Usa – ha già minacciato interruzioni con il Canada per motivi simili e ha lanciato avvertimenti criptici a 200 Paesi, preannunciando “lettere” e possibili sanzioni. Per l’Ue sarebbe particolarmente problematico se Trump imponesse dazi differenziati tra Stati membri, dato che la risposta dev’essere collettiva secondo le regole comunitarie.

A Bruxelles prevale la cautela, anche per le divisioni interne tra un asse franco-tedesco diviso: Parigi è più rigida, Berlino più conciliatoria. Trump potrebbe anche chiedere un ridimensionamento del Digital Markets Act, criticato dalle Big Tech statunitensi. In cambio, l’Europa potrebbe invocare l’accordo sul 5% di spesa alla NATO come leva negoziale, favorevole all’industria bellica americana.

Frattanto, la Commissione tiene aperte le opzioni di contromisure, da ritorsioni tariffarie fino allo Strumento anti-coercizione, ma nessuno vuole una guerra commerciale. Tuttavia, l’Ue si prepara: von der Leyen guarda a nuovi accordi commerciali globali, partendo dal Partenariato Transpacifico, per costruire una sorta di “WTO 2.0” più moderno e resiliente.

Nel frattempo, Bruxelles rilancia anche l’urgenza di riformare il WTO vero e proprio. In una telefonata con la direttrice Ngozi Okonjo-Iweala, Sefcovic ha ribadito la necessità di rafforzare e rivitalizzare l’organizzazione multilaterale, sempre più minacciata dalle politiche unilaterali dell’ex presidente americano.