È una settimana decisiva per i conti pubblici italiani. Il dato definitivo sul deficit sarà reso noto da Eurostat e da questo numero dipenderanno le possibilità dell’Italia di uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo, che limita i margini di manovra economica del Paese.

La soglia chiave è quella del 3% del Pil: scendere sotto questo livello significherebbe ottenere maggiore flessibilità e potenzialmente sbloccare risorse, mentre restare sopra comporterebbe il mantenimento della sorveglianza rafforzata da parte di Bruxelles. Secondo i dati preliminari diffusi da Istat, il deficit si attesterebbe intorno al 3,1%, con una stima più precisa al 3,07%, dunque appena sopra il limite.

Il governo spera ancora in una revisione al ribasso. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha lasciato aperta la porta a possibili sorprese, mentre il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti si è detto fiducioso che il dato possa scendere sotto il 3%, consentendo un’uscita anticipata dalla procedura.

L’importanza del risultato è elevata: l’eventuale uscita permetterebbe all’Italia di attivare la cosiddetta clausola di salvaguardia, che consente di escludere alcune spese – in particolare quelle per la difesa – dal calcolo del deficit. Si tratta di risorse rilevanti, stimate in circa 12 miliardi nei prossimi tre anni, fondamentali anche per rispettare gli impegni internazionali.

Tuttavia, la valutazione europea non si baserà solo sul numero secco. Dalla Commissione europea filtra che potrebbero essere considerati anche altri fattori, come le prospettive economiche future, lasciando uno spiraglio anche in caso di dato leggermente superiore alla soglia. La decisione definitiva arriverà con il “Pacchetto di primavera” previsto a inizio giugno.

Parallelamente, il governo si prepara a presentare il nuovo Documento di finanza pubblica, aggiornato alla luce del rallentamento economico globale. Le stime di crescita sono state riviste al ribasso: per il 2026 si prevede un aumento del Pil intorno allo 0,5%, in linea con le indicazioni della Banca d’Italia e del Fondo Monetario Internazionale, mentre l’OCSE prevede una crescita ancora più contenuta.

Il quadro resta quindi incerto. Se l’Italia non dovesse rientrare sotto il 3% già quest’anno, diventerà ancora più urgente ridurre il deficit nel 2026, in un contesto reso complicato dalla crisi energetica e dalle tensioni geopolitiche. Lo stesso Giorgetti ha avvertito del rischio di una possibile recessione, rilanciando la richiesta di sospendere il Patto di stabilità europeo.

Il verdetto di Eurostat rappresenta dunque molto più di un dato statistico: è un passaggio cruciale per la politica economica italiana e per i margini di intervento del governo nei prossimi anni.