A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco torna al centro dell’attenzione giudiziaria con una svolta che potrebbe riscrivere completamente la ricostruzione dei fatti finora accettata. Dopo oltre un anno di accertamenti, consulenze tecniche e una perizia svolta tramite incidente probatorio, la procura di Pavia ha chiuso l’inchiesta che vede indagato Andrea Sempio, amico del fratello della vittima.
Secondo i magistrati, sarebbe stato lui – e non Alberto Stasi, già condannato in via definitiva a 16 anni di carcere – a uccidere Chiara Poggi il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato dal procuratore aggiunto Stefano Civardi insieme alle pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza.
L’ipotesi formulata dalla procura descrive un’aggressione particolarmente violenta, aggravata dall’odio e dalla crudeltà. Gli investigatori ritengono che Sempio sia entrato nella casa approfittando della porta non chiusa a chiave, dopo che l’allarme era stato disattivato per far uscire i gatti in giardino.
Il possibile movente sarebbe legato a un rifiuto sentimentale o sessuale da parte della giovane. Secondo l’accusa, Chiara avrebbe respinto un suo tentativo di approccio, provocando una reazione violenta culminata nell’omicidio.
Le nuove analisi delle tracce di sangue e gli approfondimenti medico-legali hanno portato a ridefinire anche la dinamica dell’aggressione. L’attacco sarebbe iniziato non prima delle 9.45 del mattino, circa mezz’ora dopo l’orario indicato nelle prime indagini. Chiara avrebbe tentato di difendersi dai colpi, inizialmente sferrati a mani nude e poi, presumibilmente, con un martello a coda di rondine mai ritrovato, forse prelevato dalla cassetta degli attrezzi del padre della vittima.
Gli inquirenti parlano di almeno dodici colpi inferti alla testa e al volto. La violenza sarebbe iniziata nel soggiorno, per poi proseguire fino alle scale che conducono al seminterrato, dove il corpo della ragazza venne trascinato e fatto scivolare. Anche quando Chiara era ormai priva di sensi, l’aggressore avrebbe continuato a colpirla ripetutamente.
Tra gli elementi che hanno portato alla chiusura delle indagini ci sono le analisi delle celle telefoniche, che collocherebbero Sempio a Garlasco la mattina del delitto, smentendo il suo storico alibi secondo cui si trovava a Vigevano per acquistare un libro.
Un ruolo importante avrebbero avuto anche alcune intercettazioni ambientali registrate nell’auto dell’indagato. In alcuni monologhi captati dagli investigatori, Sempio avrebbe fatto riferimento a un video intimo di Chiara e Alberto Stasi e a un interesse non corrisposto nei confronti della giovane. Per la procura, queste conversazioni rappresenterebbero un riscontro al possibile movente.
La difesa di Andrea Sempio respinge però ogni accusa. Gli avvocati sostengono che quei monologhi siano stati estrapolati dal contesto e legati a un progetto creativo, probabilmente un podcast a cui stava lavorando. Inoltre, sottolineano che alcuni dettagli citati nelle intercettazioni erano già noti agli investigatori fin dal 2009.
Secondo i legali, Sempio avrebbe avuto rapporti marginali con Chiara Poggi e non avrebbe mai frequentato realmente la ragazza. La difesa ha già chiesto accesso completo agli atti dell’inchiesta per analizzare le prove che hanno portato a un’accusa tanto grave.
Per la famiglia Poggi, questa nuova fase giudiziaria rappresenta l’ennesimo capitolo di un “calvario” che dura da quasi vent’anni. I familiari della vittima continuano a ritenere valida la condanna di Alberto Stasi e giudicano le intercettazioni attribuite a Sempio prive di reale valore confessorio.
Nel frattempo, la nuova inchiesta potrebbe aprire la strada a una richiesta di revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Stasi. Una possibilità che potrebbe essere valutata anche dalla procura generale di Milano, una volta acquisiti gli atti dell’indagine pavese.










