ROMA- “Chi presenta le leggi, in Regione Lazio, non si informa abbastanza su quanto c’è di esistente o punta a strumentalizzare, concedendo privilegi ad alcune categorie a scapito di altre. Non mi spiegherei altrimenti come si sia data attuazione ad una nuova
figura professionale, in palese contrasto con i principi costituzionali che indicano questa competenza come esclusiva dello Stato e non delle Regioni. Mi sto riferendo al contenuto della delibera n.270/2022 di attuazione della Legge Regionale n. 2 del 3 marzo 2021 che tratta le ‘Disposizioni relative alle attività di tatuaggio e piercing’.”

“Si dà la possibilità ai tatuatori di effettuare trattamenti estetici di dermopigmentazione, trucco permanente e tatuaggio “medicale”, senza avere i titoli e in aperto contrasto con la legge nazionale n.1/1990 che assegna, in via esclusiva, queste attività agli estetisti.
Inoltre le due categorie sono fortemente differenziate sia per i titoli necessari per richiedere le autorizzazioni comunali sia per il pagamento di tasse e contributi creando, di fatto, una violazione di legge e una evidente, quanto inaccettabile, disparità di trattamenti”

“Ora, da una parte la Regione vorrebbe abilitare i tatuatori ad effettuare il trattamento estetico di trucco permanente, senza averne i titoli e le competenze, attraverso un corso di formazione regionale di 90 ore istituito oltre vent’anni fa; dall’altra lo vieta agli estetisti, che con 3 anni di studi sono già abilitati in forza della legge dello Stato e sono gli unici specialisti ad eseguire tale trattamento estetico di Dermopigmentazione”.

“Il tatuaggio medicale, coinvolge purtroppo anche una parte di donne con carcinoma mammario, che possono far ricorso a fondi pubblici per ricevere tale Dermopigmentazione estetica, su parti deturpate a seguito di intervento, come il capezzolo e l’areola. Per altro, il termine ‘mediacale’ è ingannevole visto che il Consiglio di Stato e l’Istituto Superiore di Sanità hanno già chiarito che il tatuaggio “medicale” non è terapeutico ed è attività propria dell’estetista. Potenzialmente, con questa legge, oltre 50mila ‘pazienti’ potrebbero rivolgersi a tatuatori artistici, che non hanno né titoli né competenze né specializzazioni di legge, piuttosto che a personale specializzato, come l’estetista, che risponde ai requisiti previsti dalle leggi L. 1/1990, DM 206/2015, DM 352/1994 e L.R. 33/2001. L’estetista, quindi, è l’unica figura specializzata in Dermopigmentazione in Italia”.

“Ho raccolto l’allarme dell’associazione italiana Confestetica, che in queste ore ha presentato un ricorso al TAR, sottoponendo una mozione al Consiglio Regionale per chiedere di modificare la deliberazione n. 270 del 3 maggio 2022, eliminano i termini ‘dermopigmentazione e tatuaggio con finalità medica’, contestualmente di fare altrettanto con qualsiasi riferimento a loro indicato nella legge regionale. Infine, e forse più importante, con il mio atto chiedo che la Regione si accerti che i finanziamenti destinati a queste attività vengano erogati solamente nei confronti di quelle in possesso delle abilitazioni richieste dalle leggi nazionali e non sulla base della sola legge regionale che entra decisamente in conflitto con le prime creando di fatto una sovrapposizione di abilitazioni e una concorrenza sleale”