L’ex deputato del Movimento 5 Stelle ringrazia i medici cubani che lo hanno curato all’Avana e annuncia il ritorno all’attività pubblica. Dopo il ricovero iniziato il 28 agosto, l’intervento chirurgico e il trasferimento al Gemelli, è rientrato a casa. Questa sera la prima presenza in studio a “diMartedì”. Nel suo messaggio torna anche sul tema dell’embargo statunitense contro Cuba.
ROMA – «Sto molto meglio e ho voglia di ricominciare a fare quello che ho sempre fatto: scrivere e denunciare». Alessandro Di Battista torna a parlare pubblicamente dopo le settimane segnate dal grave malore che lo aveva colpito durante un viaggio a Cuba, dal successivo intervento chirurgico all’Avana e dal rientro in Italia.
L’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle ha affidato a Scomode Verità, la sua newsletter su Substack, un lungo messaggio accompagnato da una fotografia insieme ad alcuni dei medici cubani che lo hanno assistito. Di Battista ha ringraziato i sostenitori per la vicinanza ricevuta e ha annunciato che nei prossimi giorni racconterà più diffusamente quanto accaduto. Alessandro Di Battista
La pubblicazione anticipa anche il suo ritorno in televisione: nella serata di martedì 29 settembre Di Battista è atteso nello studio di “diMartedì” su La7, condotto da Giovanni Floris. Sarà la prima partecipazione in diretta dopo il ricovero; nella puntata della settimana precedente era apparso attraverso un videomessaggio, assicurando di sentirsi progressivamente meglio.
La vicenda era iniziata nella serata del 28 agosto, quando Di Battista, che si trovava a Cuba per realizzare un reportage, aveva accusato un forte mal di testa seguito da un grave malore. Era stato inizialmente ricoverato in un ospedale di Santa Clara e successivamente trasferito all’Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras dell’Avana, una delle principali strutture sanitarie della capitale cubana.
Durante i primi giorni di ricovero dall’Italia era arrivata anche un’équipe del Policlinico Gemelli di Roma. La Farnesina aveva seguito la situazione attraverso l’ambasciata italiana e il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva avuto un colloquio telefonico con l’ex deputato. Palazzo Chigi aveva inoltre predisposto la possibilità di un trasporto sanitario di Stato, che in quella fase non poteva essere effettuato per le condizioni cliniche del paziente.
Un primo tentativo di rientro, previsto per il 4 settembre, era stato rinviato. A seguito del peggioramento delle condizioni, i sanitari decisero quindi di procedere con un intervento chirurgico d’urgenza. I dettagli della diagnosi non sono stati resi pubblici, circostanza che rende opportuno non attribuire al malore una causa specifica sulla base delle sole indiscrezioni circolate in quei giorni.
Una volta stabilizzate le condizioni, Di Battista ha potuto lasciare Cuba a bordo di un’aeroambulanza, utilizzando una copertura assicurativa privata sottoscritta prima del viaggio.
Il trasferimento è avvenuto con particolari precauzioni sanitarie e con più scali, anche per limitare gli effetti della pressurizzazione durante il volo. Il 12 settembre è arrivato a Roma ed è stato successivamente ricoverato al Policlinico Gemelli.
Pochi giorni dopo è arrivato il miglioramento. Il 18 settembre Di Battista ha annunciato sui social di essere stato dimesso e di essere finalmente tornato a casa, ringraziando anche i medici e il personale sanitario del Gemelli. ANSA.it
La scorsa settimana, nel primo videomessaggio trasmesso da diMartedì, aveva già rassicurato sulle proprie condizioni: «Sto sempre meglio», spiegando di voler tornare presto a raccontare sia la propria esperienza sia ciò che aveva osservato durante il soggiorno cubano.
Nel nuovo intervento pubblicato su Substack, Di Battista riserva parole particolarmente riconoscenti ai professionisti che lo hanno assistito all’Avana, sostenendo che gli abbiano «salvato la vita» e definendo la sanità cubana «un’eccellenza». Si tratta della sua valutazione personale, maturata durante il ricovero e già espressa nelle precedenti comunicazioni dopo l’intervento.
Il racconto dell’esperienza sanitaria si intreccia, tuttavia, con il motivo originario del suo viaggio nell’isola. Di Battista afferma infatti di essere andato a Cuba per documentare gli effetti delle restrizioni economiche statunitensi e torna ad attaccare duramente Washington, attribuendo al cosiddetto bloqueo una parte rilevante delle difficoltà economiche e materiali che ha osservato nel Paese.
Nel messaggio descrive ospedali alle prese con carenze di risorse, difficoltà nell’approvvigionamento di carburante e frequenti problemi nelle infrastrutture e nei servizi. Le responsabilità per la situazione cubana sono però oggetto di un lungo e controverso confronto politico internazionale: il governo dell’Avana attribuisce alle sanzioni statunitensi un ruolo centrale nella crisi economica, mentre Washington richiama anche le scelte economiche e politiche del governo cubano.
Sul piano storico, il riferimento di Di Battista al 1962 è corretto. Il presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy annunciò nel febbraio di quell’anno un embargo quasi totale nei confronti di Cuba, con alcune eccezioni umanitarie relative, fra l’altro, a medicinali e forniture mediche. Le restrizioni si inserirono nel deterioramento dei rapporti tra Washington e il governo di Fidel Castro, successivo anche alla fallita invasione della Baia dei Porci dell’aprile 1961.
Nel corso dei decenni il sistema sanzionatorio è stato modificato e ampliato attraverso numerosi provvedimenti e rimane tuttora uno dei principali elementi di tensione nelle relazioni tra Stati Uniti e Cuba.
La sua permanenza continua a essere contestata dalla maggioranza dei membri dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nell’ottobre 2025 una risoluzione che chiedeva la fine dell’embargo economico, commerciale e finanziario statunitense è stata approvata con 165 voti favorevoli, 7 contrari e 12 astensioni. Il tema è tornato all’esame dell’Assemblea generale anche nel luglio 2026.
Di Battista dedica inoltre una parte del suo messaggio alla formazione a Cuba di studenti e medici palestinesi, riferendo quanto gli sarebbe stato raccontato dal personale sanitario incontrato durante il ricovero.
Il rapporto di cooperazione in questo campo è documentato. Anche per l’anno accademico 2026-2027, il ministero palestinese dell’Istruzione superiore ha pubblicato un bando per borse di studio a Cuba destinate specificamente agli studi di medicina, proseguendo programmi già attivi negli anni precedenti.
Non risulta invece possibile verificare in modo indipendente, sulla base delle fonti disponibili, l’affermazione più specifica riportata da Di Battista secondo cui «moltissimi» medici palestinesi uccisi durante il conflitto sarebbero stati formati proprio nell’isola. È dunque corretto presentarla come una testimonianza riferita dall’ex parlamentare, non come un dato accertato.
A poco più di un mese dal malore, Di Battista sembra dunque prepararsi a riprendere gradualmente l’attività politica, giornalistica e di commento che negli ultimi anni ha sviluppato fuori dal Parlamento.
Nel messaggio pubblicato in queste ore l’attenzione personale per le settimane di ricovero si trasforma subito nel ritorno ai temi che hanno caratterizzato la sua attività più recente: Cuba, la politica internazionale, il Medio Oriente e la critica alle scelte di politica estera occidentali.
La partecipazione di questa sera a diMartedì rappresenta quindi non soltanto il ritorno davanti alle telecamere dopo l’intervento, ma anche l’avvio di una nuova fase pubblica. Di Battista ha annunciato di voler raccontare nei prossimi giorni nel dettaglio quanto gli è accaduto. Per ora, il messaggio principale riguarda le sue condizioni: dopo settimane difficili, afferma di stare «molto meglio» e di voler tornare a scrivere.