Quasi una diagnosi su sei nei Paesi membri è errata oppure arriva troppo tardi. Secondo l’OCSE, ridurre del 50% la frequenza degli errori diagnostici potrebbe portare a un risparmio globale di oltre 676 miliardi di dollari l’anno
Di Michela Capurso
Secondo un recente rapporto dell’OCSE, quasi una diagnosi su sei nei Paesi membri è errata o arriva troppo tardi, con gravi conseguenze per i pazienti e un impatto economico significativo sui sistemi sanitari. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico stima che il peso finanziario di questi errori possa raggiungere il 17,5% della spesa sanitaria totale, pari all’1,8% del PIL.
Le diagnosi errate colpiscono in particolare le patologie complesse, tra cui la sepsi, le malattie rare, i tumori a sviluppo lento, i problemi cardiovascolari nei giovani e le sindromi post-virali come il Long Covid. Le categorie sociali più esposte sono le fasce economicamente più fragili e, paradossalmente, anche quelle più abbienti, spesso vittime di un eccesso di analisi e della cosiddetta medicina difensiva.
Secondo l’OCSE, ridurre del 50% la frequenza degli errori diagnostici potrebbe portare a un risparmio globale di oltre 676 miliardi di dollari l’anno, pari all’8% della spesa sanitaria mondiale. Un obiettivo ambizioso che richiede investimenti mirati nella formazione medica, nelle tecnologie diagnostiche e in protocolli più efficaci per migliorare l’accuratezza delle diagnosi.










